Uno studio approfondito per illuminare un elemento architetturale deve essere preceduto da considerazioni oggettive quali:
- proprietà architettoniche dell’opera
- caratteristiche dei materiali da costruzione impiegati
- stato di illuminazione della zona circostante dove il monumento è ubicato
- distanze dalle quali il monumento deve risultare visibile
- scelta del tipo e numero di apparecchi illuminanti da installare
- determinazione della potenza di lampada per ogni apparecchio
- temperatura di colore delle lampade e efficienza luminosa
- studio e scelta della resa cromatica
tenendo in considerazione le caratteristiche psicologiche del colore.
Questi concetti generali che, sembrano essenzialmente teorici,
acquistano invece un importanza fondamentale sul piano pratico
della progettazione di impianti di illuminazione di monumenti o di strutture architettoniche.
L’illuminazione di strutture architettoniche deve considerare,
il contrasto tra la luminanza dell’oggetto della visione e la luminanza dello sfondo
su cui l’oggetto stesso si profila.
Bisogna valutare l’effetto architettonico che si desidera realizzare
e stabilire il valore dell’illuminazione attraverso
un sapiente calcolo delle luminanze e il coefficiente di riflessione delle superfici.
E’ fondamentale la giusta scelta delle sorgenti luminose,
poiché il colore della luce deve risultare omogeneo
con le tonalità di colore prevalenti delle superfici da illuminare
è necessario quindi considerare la temperatura colore di:
4000-6000 K per calcestruzzo marmo e granito
2000-3000 K per mattone rosso e rivestimento in cotto.
Di seguito indichiamo due tabelle una riguarda
i valori massimi di illuminazione (illuminamento)
consigliati per vari tipi di materiali costituenti la superficie dell’opera da illuminare
e la seconda è la definizione psicologica dell’uso del colore.
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Materiali della facciata
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Illuminamento lux MAX
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pietra chiara, marmo bianco
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60
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cemento, marmo chiaro
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120
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pietra scura, granito grigio
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300
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mattone giallo chiaro
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100
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mattone rosso
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300
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mattone cupo
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360
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calcestruzzo architettonico
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200
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tinta scura
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360
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tinta pastello
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60
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Fonte "Manuale di Illuminotecnica" FELLIN-FORCOLINI-PALLADINO
Ed.Tecniche Nuove
Caratteristiche psicologiche del colore
| Colore |
Resa psicologica
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| rosso | calda luminosa | eccitante |
| arancio | calda vivace | stimolante |
| verde | rilassante | molto calmante |
| blu | riposante | calmante |
| viola | triste | aggressivo nervoso |
| bianco | liberatoria | sovraeccita |
Gli apparecchi di illuminazione comunemente impiegati nell’architetturale
sono proiettori a fascio largo, medio, stretto,
rispettivamente con ampiezza del fascio luminoso di 60°, 30°, 15°
i primi utilizzati per illuminare superfici distanti 20 metri,
i secondi vengono impiegati per distanze comprese tra i 20e i 40 metri,
per distanze superiori si usano proiettori a fascio stretto.
Gli apparecchi non devono essere disposti ortogonalmente alla superficie da illuminare,
ma in modo che gli angoli di incidenza sulla facciata siano diversi,
questi possono essere collocati:
- su sostegni da installare appositamente
- su tetti o terrazzi di edifici adiacenti alla struttura da illuminare
- alla base della struttura
facendo particolare attenzione alla collocazione per evitare il pericolo di abbagliamento,
l’inquinamento luminoso e il flusso luminoso che possa disturbare attività diverse.
Fino a qualche anno fa si usavano principalmente proiettori
con riflettore cilindro-parabolico per illuminare distanze non elevate,
e riflettore sfero-parabolici per grandi distanze,
inoltre le lampade impiegate generalmente erano al Sodio
con una emissione monocromatica tendente all’arancio,
da qualche tempo invece vi è una inversione di tendenza nell’applicazione concettuale di questo tipo di apparecchi e di lampade,
da quando le aziende produttrici di proiettori intelligenti hanno spostato il campo della ricerca e delle applicazioni tecnologiche
dei loro prodotti nel settore architetturale conseguendo ottimi risultati e
immettendo sul mercato proiettori capaci di avere funzionalità elevata,
buona resa luminosa, eccezionale resa cromatica, una completa gamma dei colori
usando il collaudato CMY e la possibilità di avere un microprocessore all’interno del proiettore
che ne imposti automaticamente fasi di accensione spegnimento e cambio automatico dei colori.
Il risultato che si ottiene con questi proiettori di ultima generazione per l’architetturale
è di avere quasi sempre una corretta illuminazione e la scoperta di elementi particolari, che,
per la loro ubicazione,sarebbero poco conosciuti o ignorati.
Con essi si ha un uso pittorico della luce per creare opere d’arte immateriali
prodotte dalla manipolazione dei fasci luminosi che diventano entità malleabile e plasmabile.
Nel 1923 Le Corbusier,affermava che l’architettura è il gioco sapiente dei volumi assemblati sotto la luce.
Le ombre e le luci rivelano le forme, piene o scavate,emergenti o in profondità, nel loro globale assemblaggio reciproco.