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Credo non sia mai esistito qualcuno capace di fondere architettura, arte e gioco come Dennis Oppenheim: le sue installazioni, sia quelle monumentali che le più piccole, sono capaci di riplasmare

 

Morto Dennis Oppenheim, genio dell'arte pubblica Morto Dennis Oppenheim, genio dell'arte pubblica

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Credo non sia mai esistito qualcuno capace di fondere architettura, arte e gioco come Dennis Oppenheim: le sue installazioni, sia quelle monumentali che le più piccole, sono capaci di riplasmare la nostra concezione di abitazione, di luogo, di spazio, aprono la mente verso direzioni imprevedibili, rendono evidente che l'impossibile è realizzabile. La poesia che pervade ogni sua creazione è davvero tangibile e mai scontata. Sono tante le opere che ha disseminato in giro per il mondo e che resteranno come ricordo e testimonianza del suo lavoro e, speriamo, ispirazione per tutti gli artisti dopo di lui.

Dennis Oppenheim se n'è andato sabato scorso: è morto a New York all'età di 73 anni a causa di un tumore al fegato. La caratteristica che più emerge dal suo lavoro è il non voler mai essere associato a un movimento o a un'opera: la sua ricerca costante l'ha portato a essere iniziatore e innovatore di tecniche diversissime tra loro, dalla performance alla videoarte, dal disegno alla scultura, dalla land art, di cui è stato uno dei massimi esponenti, fino all'arte pubblica di grande formato. È stato un artista globale, capace di toccare diversi ambiti senza mai volersi ripetere e sempre pronto a stupire.  Le prime opere sperimentali risalgono alla seconda metà degli anni Sessanta, quando interagiva con le colline inserendovi blocchi di pietra, arava campi di grano a formare delle grandi X, ma soprattutto tracciava solchi e ruscelli nella neve e nel ghiaccio, opere effimere che duravano meno di un giorno.

Oppenheim è nato nel 1938 a Electric City, nello stato di Washington, una 'città fantasma' sorta intorno a una diga e popolata dagli addetti alla realizzazione dell'impianto, tra cui il padre ingegnere. La sua prima mostra personale risale al 1968 e fu organizzata dalla John Gibson Gallery di New York, ma da allora sono state moltissime le esposizioni in tutto il mondo, dalla Tate Gallery di Londra allo Stedelijk Museum di Amsterdam, dal Museum of Modern Art di New York al Museo d'Arte moderna di Parigi, ma soprattutto sono tantissime le commissioni pubbliche che l'hanno visto interagire con i luoghi più disparati. 

Dennis Oppenheim

È del 1997, ad esempio,  l'opera 'Device To Root Out Evil', una chiesa di metallo e vetro veneziano collocata al contrario, con la punta del campanile infilzata nel terreno, quasi fosse un missile sparato dal cielo. In quello stesso anno espone alla Biennale di Venezia e realizza una mostra nella zona industriale di Marghera. Nel 1998 crea 'Drinking Structure with Exposed Kidney Pool', bizzarra casetta oscillante che si abbevera in un laghetto nell'Europos Parkas di Vilnius in Lituania. Splendida anche 'Monument to Escape' del 2001, opera ospitata nel Memory Park di Buenos Aires in Argentina, tre piccole casette-prigione sradicate dal terreno e impilate in una posizione bizzarra, tanto da non essere più in grado di incarcerare nessuno. Tra le sue opere più famose c'è 'Bus Home', collocata vicino il Pacific View Mall a Buenaventura in California, un'enorme installazione che raffigura un autobus intento a trasformarsi in una casa, in un vortice che finisce anche dentro al terreno, metafora del viaggio dei passeggeri dal mezzo di trasporto verso la propria abitazione, quasi un inno o un conforto per i pendolari.

Non sono mancati gli interventi nel nostro Paese: a Genova, per esempio, a Palazzo Ducale nel 2005 è stata allestita 'Mobile Lighthouse', scultura che ritrae una tartaruga che sul guscio porta un faro, mentre nel 2009 una selezione delle sue opere giganti è stata inserita nel Parco Archeologico di Scolacium, vicino Catanzaro. L'intenzione di Oppenheim era quella di far trovare gli spettatori di fronte all'imprevedibile e ci è riuscito grazie ad incredibili installazioni in contrasto, ma in equilibrio e conversazione con le rovine. 'Splash Buildings' è una serie di sette elementi, simili a gocce, che cadendo dall'alto si infrangono sul terreno, plasmandolo nel teatro antico in cui sono ospitate.

Alberto Fiz, curatore di 'Intersezioni', il progetto di scultura nell'ambito del quale sono nate le opere calabresi, e della sua mostra dell'anno scorso presso la Galleria Fumagalli di Bergamo, ricorda l'artista su Exibart, scrivendo che "con Dennis Oppenheim è scomparsa una parte dell'America, quella più libera, controcorrente, romantica, on the road, lontana da ogni regola di squadra o di mercato" e conclude: "In oltre quarant'anni di carriera, Dennis non ha mai avuto paura di volare, confrontandosi perennemente con l'inatteso e il perturbante. La morte l'aveva già messa in conto, ma per lui era sin troppo prevedibile".


LINK:
- Il sito web di Dennis Oppenheim


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Morto Dennis Oppenheim, genio dell'arte pubblica 2011-05-27 06:23:18 FrakeOwecebewk
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Opinione inserita da FrakeOwecebewk    27 Mag, 2011

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