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Condotti a barre: nasce un nuovo colosso Condotti a barre: nasce un nuovo colosso

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Condotti a barre

Esordio ufficiale per Megabarre Group, la nuova realtà multinazionale nata nel luglio del 2011 dall’acquisizione di BBI Electric Spa da parte della società brasiliana Megabarre Ltda.
Il debutto di Megabarre Group è avvenuto in occasione di un meeting internazionale nella prestigiosa cornice dell’azienda vinicola Cà del Bosco, in Franciacorta, dove il management dell’azienda ha potuto presentare programmi e strategie a tutta la forza vendita continentale.

La fusione delle due realtà ha permesso di dare via a una struttura di primo piano nel settore dei condotti a barre, con un’offerta globale di servizi, un portafoglio prodotti estremamente completo e una struttura tecnico-commerciale attiva a livello internazionale.
Riccardo Arienti, amministratore delegato di Megabarre Europe, ha ribadito due dei punti cardine del nuovo corso: lo sforzo di cambiamento - soprattutto dal punto di vista manageriale e dell’immagine - e la volontà di fare leva su prodotti e tecnologie di origine BBI ritenuti unanimemente di elevata qualità.
L’acquisizione ha permesso alla capogruppo brasiliana di dotarsi di un impianto produttivo in terra europea – precisamente a Torbole – il quale va ad aggiungersi e a completare le risorse manifatturiere già attive in Brasile e Cile. Torbole produrrà non solo per i mercati continentali ma anche per il resto delle sedi sparse nel mondo.

L’integrazione dei cataloghi Megabarre e BBI ha permesso di dare vita a un portafoglio di prodotti che si estende ora dai 25 ai 10.000 Ampere. Soluzioni di punta sono quelle delle linee Mistral (orientata alle applicazioni di illuminazione), System (per le medie potenze), Impact, BMA e BMV (per le alte potenze), quest’ultima di tipo ventilato con grado di protezione IP31.

Gli obiettivi della nuova realtà sono ambiziosi; secondo le previsioni la fabbrica italiana dovrebbe far fronte a un fatturato prossimo ai 10 milioni di euro, l’80% dei quali fatturati all’estero.
Un fatto che l’AD Arienti ha tenuto a sottolineare è la connotazione industriale - e non finanziaria - della nuova proprietà, la quale ha ritenuto vantaggioso investire in Italia per recuperare una tradizoine e un patrimonio di know how di indiscussa qualità.

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