Clima e tempeste di polvere: ecco perché piove sempre meno
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Clima e tempeste di polvere: ecco perché piove sempre meno

 
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(Rinnovabili.it) – Più di 2 miliardi di tonnellate di polveri provenienti dai deserti, portate ogni anno dal vento, stimolano la formazione di nubi, ma ostacolano le precipitazioni. Tra pulviscolo atmosferico e clima vi è infatti una relazione molto stretta e complessa: la polvere può provocare cambiamenti climatici, e questi ultimi a loro volta sono in grado di cambiare la frequenza e l’intensità delle tempeste di polvere.

Da un lato, la polvere ha degli effetti sulla fisica delle nuvole, cioè ne facilita la formazione. Dall’altro, diminuisce le precipitazioni e disperde la radiazione solare che entra nell’atmosfera terrestre, riducendo la quantità di energia che raggiunge la superficie.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, la progressiva desertificazione – dovuta sia ai cambiamenti di uso del suolo che dall’aumento delle siccità – provoca un incremento della polvere in atmosfera.

Clima e tempeste di polvere ecco perché piove sempre meno

Le tempeste di polvere sollevano enormi quantità di materia nelle zone del Sahara, del Gobi, della penisola arabica e dell’Iraq, trasportando il pulviscolo a migliaia di chilometri di distanza. Ad alimentare questo fiume di polveri minerali contribuiscono, in misura minore, l’Australia, l’America e il Sudafrica. Tuttavia, questa corrente ha effetti ambientali positivi, perché trasporta sedimenti che agiscono come fertilizzanti in Amazzonia. I detriti del Sahara contengono fosforo, un nutriente essenziale per le piante, che ne hanno bisogno per la crescita. I venti che sferzano il deserto africano e le zone semiaride circostanti spingono la polvere fino in atmosfera. Così, ogni anno la sabbia inizia un viaggio di 10 mila chilometri che termina nel bacino amazzonico.

Lo stesso accade negli oceani, in alcune zone la crescita di plancton biomassa è limitata dalla presenza di sostanze nutritive e questa polvere fornisce il nutriente necessaria per far proliferare il plancton.

Si tratta di una forma di inquinamento di origine naturale, benefico per alcune zone del mondo, malefico per le città, dal momento che peggiora gli effetti dell’inquinamento atmosferico in queste aree.

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