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LISSONE PRIMO CENTRO ITALIANO DEL MOBILE e noi siamo Lissonesi doc, nati e cresciuti tra mobili e trucioli, 80 anni di esperienza che mettiamo ogni giorno a disposizione dei nostri clienti. Nel nostro spazio espositivo, distribuito su 4 piani, potete vedere le ultime tendenze dell'arredamento ma anche i mobili della tradizione: un piano interamente dedicato alle cucine, uno alle camere da letto, uno a divani e soggiorni ed ancora un'intero piano con camerette per ragazzi. Siamo un negozio di grandi dimensioni ma con l'attenzione della piccola bottega di mobili. Conosciamo, seguiamo personalmente ogni cliente, ogni progettazione, ogni ordine e ogni consegna. Lissone .. e la storia del mobile Data all'anno 493 il primo documento scritto, un decreto di papa Gelasio I in cui Lissone, con altri paesi veniva dichiarata "corte reale" (un ampio territorio agricolo con case e Chiesa). Dalla fondazione al sec.XI Lissone visse la vita stentata di un villaggio agricolo sito fuori dalle vie commerciali e con territorio poco produttivo poichà© povero d'acque: invasioni barbariche, guerre, carestie, epidemie ne misero in forse più volte la sopravvivenza. Il miglioramento avutosi all'epoca dei Comuni (sec.XI-XII) a Lissone fu merito soprattutto dell'ordine degli Umiliati, un singolare movimento religioso i cui membri esercitavano un lavoro manuale indipendente, la lavorazione della lana e la tessitura dei panni. Un catalogo del 1298 elenca ben cinque conventi dell'Ordine a Lissone, molti per un villaggio al di sotto dei mille abitanti. Dagli Umiliati i lissonesi appresero forse il gusto del lavoro indipendente, la cura artigianale del prodotto finito: caratteristiche che sono ben vive ancora oggi. Non per nulla lo stemma del Comune riporta l'emblema dell'Ordine: un agnello con il motto "Omnia vincit umilitas" (l'umiltà  tutto ottiene). Il declino dei Comuni, le lotte tra Signorie e la dominazione spagnola ridussero al limite le condizioni di vita a Lissone . Il territorio apparteneva a pochi grandi signori alle cui dipendenze stavano quasi tutti gli abitanti, legati alla terra da contratti esosi, senza speranza di riscatto. La coltivazione dei cerali, i vigneti l'allevamento del baco da seta non bastavano al pur misero sostentamento, per cui molti emigravano, e tutti integravano il lavoro dei campi con la tessitura su telai a mano,anche se tale attività  era poco redditizia essendo rivolta solo alla fabbricazione di panni grossolani.. Alla fine delle guerre di successione e con il trattato di Aquisgrana (1748) il territorio milanese passಠdefinitivamente sotto il governo illuminato dell'Austria: ne ebbero giovamento l'agricoltura, i commerci, le industrie ed in tutto il territorio si diffuse un nuovo benessere . Per questo, e seguendo la moda del momento, comune in tutta Europa, le grandi famiglie milanesi cominciarono a costruirsi in Brianza sontuose dimore per la villeggiatura, creando una forte richiesta non solo di manodopera per la creazione, ma anche di mobili ed arredi di ogni genere. I contadini lissonesi, prontissimi a cogliere nuove opportunità  di guadagno per arrotondare gli scarsi bilanci familiari, accettarono di buon grado di costruire, su commissione, mobili o parti di essi nel tempo lasciato libero dalla coltivazione dei campi. Nel breve spazio di due generazioni, a Lissone, come in altri paesi della Brianza, si sviluppa un artigianato mobiliero di alta classe , grazie anche ad un concorso di cause, quali ad esempio la soppressione dell'Università  dei legnamari di Milano, che favori' il ritorno al paese d'origine, ove c'erano occasioni di lavoro, di alcuni "magistri", e anche alla nuova concezione del mobile neoclassico - Chippendale- che definendo strutturalmente ogni singolo pezzo permetteva la costruzione del mobile scomposto in parti, e poi assemblato per la vendita. Da qui la nascita delle varie specializzazioni: intagliatore, tornitore, lucidatore, laccatore, decoratore, tappezziere, e via dicendo. In epoca napoleonica si assistette ad un definitivo consolidamento di questa nuova attività , che portಠfin sul mercato di Parigi mobili di produzione brianzola, e già  verso il 1830 l'artigianato lissonese del mobile è una categoria produttiva vera e propria, che almeno in parte ha abbandonato il lavoro di agricoltura. Dal 1840 al 1850 si vede il sorgere a Lissone delle prime "Grandi" aziende, a carattere industriale e commerciale insieme, che fanno conoscere e apprezzare il mobilio locale in tutta Italia. La dimensione aziendale resta comunque di tipo familiare e inizia a formarsi in quegli anni un tessuto vastissimo di piccole ed efficienti unità  produttive, che è ancora oggi predominante. A partire dal 1850 Lissone puಠessere considerata il più importante centro mobiliero italiano, con una produzione diversificata al massimo negli stili e nella qualità  - almeno secondo i criteri di giudizio del tempo - e con una buona organizzazione di vendita. Con l'unità  d'Italia, ed a seguito della rivoluzione industriale sorgono altre industrie, di lavorazione dei salumi, di filatura della seta, di tessitura del cotone che impiegano molta manodopera, ma la produzione di mobilio detiene saldamente il primato. Così nel 1870 viene fondata la Scuola Professionale di Disegno e Intaglio, ad opera della Società  di Mutuo Soccorso, e dal 1880 al 1890 sorgono le prime grandiose esposizioni di mobili, si allarga la vendita sul mercato italiano, si esporta in Egitto, Turchia, Medio Oriente, ed in esposizioni internazionali, le ditte lissonesi sono presenti raccogliendo lusinghieri riconoscimenti. Con i primi anni del XX secolo nascono a Lissone aziende che riducono i tronchi in tavole, che producono i primi compensati (poco assorbiti dal mercato di allora) ed aziende che installano macchine per la costruzione di mobili. Tutto questo vien favorito dall'aumento costante della popolazione, più che raddoppiatasi in quarant'anni, e dal progressivo decremento dell'agricoltura, passata a poco a poco al ruolo di attività  secondaria. Nel primo dopoguerra la produzione artigianale di Lissone, sempre alla ricerca di nuovi sbocchi, accoglie l'invito del movimento razionalista, che con l'etichetta "moderno" sta prendendo piede anche in Italia; architetti ed arredatori di quella scuola trovano localmente chi realizza in modo ineccepibile le loro idee e la Triennale di Milano del 1933 ne è il vittorioso collaudo. Dai prototipi su disegno alla produzione di serie per tutti, magari un po' adattata per precise ragioni di produzione o di gusto, senza per questo trascurare la produzione tradizionale sempre gradita alla clientela; poi arredamenti di palazzi pubblici, cinematografi, pezzi unici per case private: a Lissone sino alla seconda guerra mondiale è politica di produzione normale, che comprende tutti gli etti dell'industria del settore. Il compito promozionale dal 1936 viene assunto da una manifestazione la "Settimana del Mobile" organizzata inizialmente da un sodalizio privato, e dal 1951 in avanti dall'Ente Comunale per il potenziamento del mercato mobiliero. Ultima, ma non meno importante annotazione, la fondazione nel 1955 dell'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "G.Meroni", che sostituendo la vecchia scuola di Disegno ed Intaglio si è specializzato nella formazione professionale a vari livelli di mobilieri e di arredatori.
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Categoria
Arredamento, Casa, Giardino
Argomenti
Vendita mobili made in Italy
Recensione
LISSONE PRIMO CENTRO ITALIANO DEL MOBILE e noi siamo Lissonesi doc, nati e cresciuti tra mobili e trucioli, 80 anni di esperienza che mettiamo ogni giorno a disposizione dei nostri clienti. Nel nostro spazio espositivo, distribuito su 4 piani, potete vedere le ultime tendenze dell'arredamento ma anche i mobili della tradizione: un piano interamente dedicato alle cucine, uno alle camere da letto, uno a divani e soggiorni ed ancora un'intero piano con camerette per ragazzi. Siamo un negozio di grandi dimensioni ma con l'attenzione della piccola bottega di mobili. Conosciamo, seguiamo personalmente ogni cliente, ogni progettazione, ogni ordine e ogni consegna. Lissone .. e la storia del mobile Data all'anno 493 il primo documento scritto, un decreto di papa Gelasio I in cui Lissone, con altri paesi veniva dichiarata "corte reale" (un ampio territorio agricolo con case e Chiesa). Dalla fondazione al sec.XI Lissone visse la vita stentata di un villaggio agricolo sito fuori dalle vie commerciali e con territorio poco produttivo poichè povero d'acque: invasioni barbariche, guerre, carestie, epidemie ne misero in forse più volte la sopravvivenza. Il miglioramento avutosi all'epoca dei Comuni (sec.XI-XII) a Lissone fu merito soprattutto dell'ordine degli Umiliati, un singolare movimento religioso i cui membri esercitavano un lavoro manuale indipendente, la lavorazione della lana e la tessitura dei panni. Un catalogo del 1298 elenca ben cinque conventi dell'Ordine a Lissone, molti per un villaggio al di sotto dei mille abitanti. Dagli Umiliati i lissonesi appresero forse il gusto del lavoro indipendente, la cura artigianale del prodotto finito: caratteristiche che sono ben vive ancora oggi. Non per nulla lo stemma del Comune riporta l'emblema dell'Ordine: un agnello con il motto "Omnia vincit umilitas" (l'umiltà  tutto ottiene). Il declino dei Comuni, le lotte tra Signorie e la dominazione spagnola ridussero al limite le condizioni di vita a Lissone . Il territorio apparteneva a pochi grandi signori alle cui dipendenze stavano quasi tutti gli abitanti, legati alla terra da contratti esosi, senza speranza di riscatto. La coltivazione dei cerali, i vigneti l'allevamento del baco da seta non bastavano al pur misero sostentamento, per cui molti emigravano, e tutti integravano il lavoro dei campi con la tessitura su telai a mano,anche se tale attività  era poco redditizia essendo rivolta solo alla fabbricazione di panni grossolani.. Alla fine delle guerre di successione e con il trattato di Aquisgrana (1748) il territorio milanese passಠdefinitivamente sotto il governo illuminato dell'Austria: ne ebbero giovamento l'agricoltura, i commerci, le industrie ed in tutto il territorio si diffuse un nuovo benessere . Per questo, e seguendo la moda del momento, comune in tutta Europa, le grandi famiglie milanesi cominciarono a costruirsi in Brianza sontuose dimore per la villeggiatura, creando una forte richiesta non solo di manodopera per la creazione, ma anche di mobili ed arredi di ogni genere. I contadini lissonesi, prontissimi a cogliere nuove opportunità  di guadagno per arrotondare gli scarsi bilanci familiari, accettarono di buon grado di costruire, su commissione, mobili o parti di essi nel tempo lasciato libero dalla coltivazione dei campi. Nel breve spazio di due generazioni, a Lissone, come in altri paesi della Brianza, si sviluppa un artigianato mobiliero di alta classe , grazie anche ad un concorso di cause, quali ad esempio la soppressione dell'Università  dei legnamari di Milano, che favori' il ritorno al paese d'origine, ove c'erano occasioni di lavoro, di alcuni "magistri", e anche alla nuova concezione del mobile neoclassico - Chippendale- che definendo strutturalmente ogni singolo pezzo permetteva la costruzione del mobile scomposto in parti, e poi assemblato per la vendita. Da qui la nascita delle varie specializzazioni: intagliatore, tornitore, lucidatore, laccatore, decoratore, tappezziere, e via dicendo. In epoca napoleonica si assistette ad un definitivo consolidamento di questa nuova attività , che portಠfin sul mercato di Parigi mobili di produzione brianzola, e già  verso il 1830 l'artigianato lissonese del mobile è una categoria produttiva vera e propria, che almeno in parte ha abbandonato il lavoro di agricoltura. Dal 1840 al 1850 si vede il sorgere a Lissone delle prime "Grandi" aziende, a carattere industriale e commerciale insieme, che fanno conoscere e apprezzare il mobilio locale in tutta Italia. La dimensione aziendale resta comunque di tipo familiare e inizia a formarsi in quegli anni un tessuto vastissimo di piccole ed efficienti unità  produttive, che è ancora oggi predominante. A partire dal 1850 Lissone puಠessere considerata il più importante centro mobiliero italiano, con una produzione diversificata al massimo negli stili e nella qualità  - almeno secondo i criteri di giudizio del tempo - e con una buona organizzazione di vendita. Con l'unità  d'Italia, ed a seguito della rivoluzione industriale sorgono altre industrie, di lavorazione dei salumi, di filatura della seta, di tessitura del cotone che impiegano molta manodopera, ma la produzione di mobilio detiene saldamente il primato. Così nel 1870 viene fondata la Scuola Professionale di Disegno e Intaglio, ad opera della Società  di Mutuo Soccorso, e dal 1880 al 1890 sorgono le prime grandiose esposizioni di mobili, si allarga la vendita sul mercato italiano, si esporta in Egitto, Turchia, Medio Oriente, ed in esposizioni internazionali, le ditte lissonesi sono presenti raccogliendo lusinghieri riconoscimenti. Con i primi anni del XX secolo nascono a Lissone aziende che riducono i tronchi in tavole, che producono i primi compensati (poco assorbiti dal mercato di allora) ed aziende che installano macchine per la costruzione di mobili. Tutto questo vien favorito dall'aumento costante della popolazione, più che raddoppiatasi in quarant'anni, e dal progressivo decremento dell'agricoltura, passata a poco a poco al ruolo di attività  secondaria. Nel primo dopoguerra la produzione artigianale di Lissone, sempre alla ricerca di nuovi sbocchi, accoglie l'invito del movimento razionalista, che con l'etichetta "moderno" sta prendendo piede anche in Italia; architetti ed arredatori di quella scuola trovano localmente chi realizza in modo ineccepibile le loro idee e la Triennale di Milano del 1933 ne è il vittorioso collaudo. Dai prototipi su disegno alla produzione di serie per tutti, magari un po' adattata per precise ragioni di produzione o di gusto, senza per questo trascurare la produzione tradizionale sempre gradita alla clientela; poi arredamenti di palazzi pubblici, cinematografi, pezzi unici per case private: a Lissone sino alla seconda guerra mondiale è politica di produzione normale, che comprende tutti gli etti dell'industria del settore. Il compito promozionale dal 1936 viene assunto da una manifestazione la "Settimana del Mobile" organizzata inizialmente da un sodalizio privato, e dal 1951 in avanti dall'Ente Comunale per il potenziamento del mercato mobiliero. Ultima, ma non meno importante annotazione, la fondazione nel 1955 dell'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "G.Meroni", che sostituendo la vecchia scuola di Disegno ed Intaglio si è specializzato nella formazione professionale a vari livelli di mobilieri e di arredatori.
Indirizzo
Via Pascoli, 39
20035 Lissone (MI)
Nazione
Italia I
Telefono
+39 39 79.47.90
Fax
+39 39 79.47.90
Email
info@domusarredilissone.it