Decreto Bersani, i professionisti chiedono la revisione

23/10/2019 – Superamento delle liberalizzazioni avviate con il decreto “Bersani”, mantenimento del regime forfetario, monitoraggio sull’equo compenso, estensione del welfare, avvicinamento tra mondo universitario e professione, norme e tributi più semplici e servizi di consulenza in grado di orientare i professionisti.

Sono alcune delle richieste che la maggioranza presenterà in una mozione al Governo nei prossimi giorni. L’annuncio è arrivato alla Camera dall’on M5S Gianfranco Di Sarno e dall’on. di Italia Viva, Silvia Fregolent.

Sul tema della tutela dei professionisti sono in fase di discussione alla Camera altre tre mozioni, presentate dai partiti di opposizione Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega.

Professionisti, revisione delle liberalizzazioni ‘Bersani’

“Forse bisognerà rivedere una riforma di tanti anni fa, di un collega importante come Pierluigi Bersani, che, con le liberalizzazioni, tolse quello che era il compenso minimo, pensando, in questo modo, di allargare il mercato delle professioni soprattutto ai giovani professionisti - ha affermato l’on Fregolent. Oggi, dopo 13 anni - quando uno fa una cosa magari la fa con intenti positivi, poi dopo 13 anni si può vedere se quegli effetti siano stati positivi o negativi -, si può dire che la battaglia sui prezzi è stata talmente elevata e, ovviamente, in maniera peggiorativa, che la dignità stessa del lavoratore, che fa una libera professione, oggi viene messa fortemente a rischio e, quindi, forse bisognerà rivedere l'intero comparto”.

L’on.Di Sarno, dopo aver mostrato apprezzamento per le norme in materia di equo compenso (DL 148/2017) “introdotte nell'ultimo scorcio della precedente legislatura”, ha posto l’attenzione sul nucleo di monitoraggio della disciplina dell'equo compenso per la professione forense, istituito lo scorso luglio, ma annunciato dal Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, come una notizia per tutti i professionisti.

No al peggioramento del regime forfetario

Sul regime forfetario, l’on Fregolent ha ricordato che è stato introdotto nel 2015, quando il Presidente del Consiglio era Matteo Renzi, ed esteso nel 2019. “Noi di Italia Viva, in questi giorni, abbiamo sottolineato come non si possa rimodulare in modo peggiorativo questo punto importante, che ha determinato la possibilità per le professioni di pagare delle tasse in maniera equa e giusta, e rivedere in maniera peggiorativa questo elemento non vedrà noi d'accordo”.

Quello che ci vuole per le professioni, secondo Fregolent, è una maggiore connessione tra mondo delle professioni e università “affinché vi sia un nuovo mercato delle libere professioni, una riforma che veda da protagonista gli ordini professionali e una politica che non si permetta mai più di dire, ad esempio, “Daspo ai commercialisti”. Come tutti i lavoratori, ci sono lavoratori preparati e lavoratori non preparati, imprenditori onesti e imprenditori non onesti, pubblici dipendenti onesti e pubblici dipendenti non onesti, non è far parte delle libere professioni che vuol dire essere evasori tal quale. Fare pagare meno le tasse vorrebbe dire farle pagare tutte e, soprattutto nelle libere professioni, dove ci sono studi piccoli, talvolta piccolissimi, renderebbe più facile l'emersione del nero”.

Professionisti, riforma del welfare e consulenze

Secondo l’on Fregolent, bisogna dare piena attuazione al Jobs Act per garantire ai professionisti tutele maggiori.

Sullo stesso argomento, l’on. Di Sarno ha sottolineato che il contributo dei professionisti al PIL italiano è del 12,4%. Le libere professioni coprono il 26% del mercato del lavoro indipendente, occupando circa 900 mila dipendenti. Solo in Italia si concentra il 19% dei liberi professionisti censiti nei 28 Paesi dell’Unione Europea. L'on. Di Sarno ha riferito, citando i dati del Mef, che il volume d’affari è passato da 188 miliardi di euro nel 2011 a 207 miliardi di euro nel 2016. Poi, la situazione è cambiata. "Negli ultimi tre anni - ha riportato Di Sarno - il mondo delle professioni attraversa una crisi particolarmente difficile". Tra i maggiori rischi percepiti, oltre ad un panorama normativo incerto, ci sono tasse considerate troppo alte.

È fondamentale, secondo Di Sarno, potenziare il sostegno ai liberi professionisti, non solo quanto alla tassazione, ma anche offrendo servizi dedicati alla consulenza e orientamento su fisco e welfare, nonché tutele concrete nei contratti commerciali e nei casi di ritardati pagamenti.


Professionisti, la mozione-manifesto del centrodestra

Giorgia Meloni (FDI) ha illustrato che l’Italia ha il numero di liberi professionisti più alto di Europa, “un modello socio-culturale che Fratelli d’Italia vuole difendere, mentre la politica continua a considerare i professionisti come se fossero dei privilegiati”.

Dopo un confronto avviato nei mesi scorsi con il mondo delle professioni, è stato redatto un manifesto delle professioni, confluito nella mozione presentata. Si tratta di un lavoro aperto, ha spiegato Meloni, che per il momento conta 21 impegni. Tra questi spicca l’equo compenso. Sull’argomento Giorgia Meloni ha anticipato che all’assemblea dell’Anci sarà presentato un ordine del giorno per impegnare tutti i Comuni ad applicare il principio dell’equo compenso. Gli altri impegni di rilievo, presenti nella mozione/manifesto sono la flat tax incrementale al 15% su quanto dichiarato in più rispetto all’anno precedente, con paletti per i professionisti e le Pmi, e la sospensione dell’obbligo di fatturazione elettronica.

L’on. Andrea Mandelli (FI) ha proposto l’istituzione di osservatori permanenti sulla situazione dei professionisti, ma anche il principio dell’equo compenso con parametri specifici per ogni professione. Nella sua mozione, Mandelli ha anche chiesto la revisione dei compensi dei CTU, normati da una norma del 1980 ormai obsoleta, e la revisione degli ISA alla luce dei suggerimenti forniti dai Commercialisti.

Ha chiesto l’esenzione dagli ISA per i professionisti con redditi fino a 400mila euro l’on. Riccardo Molinari (Lega). Proposta anche la conferma della flat tax, non solo delle disposizioni oggi in vigore, ma anche dell’aliquota al 20% per i redditi fino a 100mila euro a partire dal 2020. Molinari ha inoltre chiesto un collegamento tra equo compenso e sistema dei parametri per aggiornare il DM 140/2012 (liquidazione dei compensi da parte di un organo giurisdizionale).


Tutte queste misure, se accolte dal Governo, potrebbero entrare nel ddl di Bilancio.

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