Diritti di proprietà intellettuale: come “partire col piede giusto”

Per il settore dell’illuminazione è forse vero anche più che in tutti gli altri settori che per una start-up la cura dei diritti di proprietà intellettuale non è solo utile, ma indispensabile.

Il primo passo è infatti quello di evitare diritti altrui, che può significare essere attaccati in giudizio e, in caso di sconfitta (che può arrivare molto presto: un’inibitoria cautelare, ossia il divieto di proseguire l’attività considerata in violazione, può arrivare in poche settimane), vanificare tutti i propri investimenti, perdere la propria reputazione (un intervento di descrizione o di sequestro penale in Fiera, ad esempio, può essere devastante) e, spesso, non essere in grado di rientrare sul mercato e dover chiudere i battenti prima ancora di cominciare. Ma la cosa ancora più importante è proteggere la propria proprietà intellettuale, che per una start-up conta più che per un’impresa già avviata: i diritti di proprietà intellettuale, infatti, costituiscono una “riserva di sfruttamento” dell’innovazione – tecnica, estetica o di comunicazione che ne forma oggetto –, il che significa non solo poterne vietare lo sfruttamento ad altri (dunque essere gli unici che sul mercato sono in grado di offrire quel particolare elemento), ma anche poterlo concedere in licenza o venderlo a terzi, magari più grandi, conseguendo dunque un prezioso “effetto-leva” per ottenere nuove risorse in tempi rapidi. Naturalmente ogni impresa fa storia a sé, ma ci sono regole che valgono per tutte e vanno seguite in modo rigoroso.

Consultare le banche dati brevettuali. Pochi lo sanno, ma i brevetti, una volta pubblicati (dopo 18 mesi dal deposito) sono pubblici e si trovano nelle banche dati ufficiali, consultabili liberamente da chiunque (pensiamo anzitutto a quella dell’EPO, Ufficio Europeo dei Brevetti): iniziando un’attività in un determinato settore, è dunque molto importante andare a vedere “che c’è di nuovo” in questo campo, sia per rispettare i diritti altrui (se sono validi: quando si trova un brevetto che si rischia di violare, è bene rivolgersi a un consulente brevetti, per capire il da farsi), ma anche per aggirarli (il cosiddetto designing around) e per fare nuova innovazione, partendo dalle idee che vi si trovano, e comunque per essere aggiornati sulla tecnologia che più interessa. Le banche dati brevettuali sono una miniera d’oro per tutti, ma anzitutto per le start-up, che non possono contare così su un’esperienza anteriore rilevante.

Proteggere e valorizzare la propria distintività. Scegliere un marchio generale efficace e, soprattutto, ben diverso da quello dei concorrenti è ovviamente indispensabile: ma non meno indispensabile è proteggerlo e valorizzarlo efficacemente. La registrazione (preceduta da un’opportuna ricerca di anteriorità, necessaria per essere sicuri di non violare i diritti altrui, rischiando quindi di dover cambiare marchio proprio nel momento in cui arrivano i primi risultati) serve infatti a proteggere l’impresa e il suo business anzitutto proprio nella fase iniziale, evitando che un terzo possa appropriarsi dell’immagine che si sta costruendo: per questo è importante registrare il marchio non solo per i prodotti per i quali verrà usato nell’immediato, ma anche per quelli che comunque, nella percezione del pubblico, potrebbero venire ricollegati alla stessa impresa e non solo per i Paesi nei quali già si opera, ma anche per quelli che rappresentano possibili sbocchi per questi prodotti e anche per i Paesi dove operano i possibili imitatori, a cominciare da quelli dell’Estremo Oriente; ovviamente non si deve necessariamente “fare tutto subito” (occorre anzi predisporre una lista ragionata delle priorità), ma si deve evitare di andare a offrire i propri prodotti su un mercato importante senza aver prima tutelato su quel mercato i propri diritti IP. In pari tempo occorre scegliere un “tema forte” per la propria comunicazione, quello che si vuole caratterizzi l’impresa e la sua produzione nella mente dei potenziali acquirenti e mantenere un’assoluta coerenza a questo tema nei messaggi che verranno veicolati, in modo da f acquistare valore al marchio.

Difendere i propri segreti. Nell’attività di un’impresa si producono “naturalmente” informazioni che hanno un valore e rappresentano un plus rispetto ai concorrenti: ciò vale per le esperienze che si traducono in know-how produttivo, anzitutto, ma anche per la conoscenza dei clienti e dei fornitori, le loro esigenze e capacità, le “personalizzazioni”, i prezzi e gli sconti che si devono fare e che si possono ottenere. Questo è un importante valore aziendale, che è facilissimo sottrarre (basta un ex-dipendente che si è copiato i relativi files, per sottrarlo e metterlo a disposizione del suo nuovo datore di lavoro), ma che può essere protetto, se si sono messi in atto gli strumenti tecnici (meccanismi di protezione e limitazioni di accesso) e giuridici (regolamenti interni sulla riservatezza e sull’uso degli strumenti elettronici, non-disclosure agreements, patti di esclusiva, a seconda dei casi) ragionevolmente idonei a prevenire le fughe di notizie: ciò rende infatti tutelabili queste informazioni, quando non siano generalmente note e abbiano valore economico, contro le sottrazioni e le utilizzazioni abusive di esse. Ma bisogna cominciare subito: mettere le porte di ferro quando i buoi sono già scappati non serve più a nulla.

Usare gli strumenti giusti per tutelare le proprie creazioni. Un’impresa innovativa nel settore dell’illuminazione può generare molti tipi di diritti proteggibili: anzitutto la forma dei prodotti, che può dare luogo a registrazioni come disegni e modelli, ma in taluni casi anche a marchi di forma e più raramente a creazioni tutelate dal diritto d’autore; poi le soluzioni tecniche, che possono costituire invenzioni o almeno modelli di utilità; ed anche software e banche dati. Spesso vi sono più forme di protezione in parte alternative e in parte anche cumulabili: scegliere quando e come proteggersi (un’innovazione tecnica, una volta divulgata, di regola non è più tutelabile, mentre per il design vi è un anno di grazia entro il quale si può ancora registrare) e anche a quali Paesi estendere la protezione richiede competenze tecniche e giuridiche e quindi l’aiuto di un consulente in proprietà industriale e di un legale altamente specializzato, con i quali si deve instaurare un rapporto continuativo, per evitare anche qui di “arrivare troppo tardi”.

Valorizzare i propri diritti. I diritti IP non sono solo un’arma di difesa dalle copie, ma possono anche servire a procurare risorse per l’impresa, tanto più per una start-up. Anzitutto un’impresa che sta nascendo spesso non ha le risorse per sfruttare le proprie creazioni su larga scala o in tutti i Paesi potenzialmente interessati: in questi casi il licensing (e anche la cessione) dei diritti su queste creazioni può essere una soluzione vantaggiosa, perché consente di recuperare risorse da investire nel core business. In molti casi si possono anche ipotizzare operazioni in co-branding, che diano comunque visibilità al marchio, naturalmente solo se ciò è coerente alla propria immagine di marca. Anche dal punto di vista fiscale lo sfruttamento dei diritti IP (in questo caso anche in via diretta) può dare notevoli vantaggi, aderendo al sistema del patent box, che opera non solo per le invenzioni, ma anche per il design, riducendo notevolmente il carico fiscale sulla parte dei proventi riconducibile a questi diritti. Veri e propri finanziamenti pubblici sono stati poi previsti dal recentissimo Decreto Crescita a favore delle start-up innovative per “supportare la valorizzazione del processo di innovazione”, compreso il costo della “acquisizione di servizi di consulenza relativi alla verifica della brevettabilità dell’invenzione e all’effettuazione delle ricerche di anteriorità preventive” (ricerche che, per il vero sono già svolte dall’Ufficio Europeo dei Brevetti, grazie a una convenzione stipulata con l’UIBM in vigore dal 2008, che mette gratuitamente a disposizione di coloro che depositano una domanda italiana di brevetto per invenzione il rapporto di ricerca europeo, in tempo utile per poter estendere all’estero tale domanda rivendicandone la priorità). Più in generale, sono state rifinanziate dal Decreto anche le (più organiche) misure di agevolazione già esistenti a favore delle PMI in materia di marchi, brevetti e modelli. Anche qui è importante avere una visione del futuro e la capacità di impostare corrette strategie di crescita.

Dunque è più che mai vero il motto di Luigi Einaudi“conoscere per deliberare”: ricorrere alle competenze giuste, per evitare di commettere errori e per trasformare i costi in opportunità, è una strada obbligata per le start-up di un settore come quello dell’illuminazione, dove sono proprio la titolarità e la corretta gestione e contrattualizzazione dei diritti di proprietà intellettuale che possono “fare la differenza” tra un business di successo e un’iniziativa velleitaria e di corto respiro.

(a cura dell’Avv. Prof. Cesare Galli, Studio IP Law Galli, Milano)

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