Il mondo nella sua metà nascosta

In una nostra intervista a Sharon Stammers, co-fondatrice con Martin Lupton di Lightcollective, agenzia inglese di lighting consultancy, tutta la forza e l’impronta innovativa del progetto “Women in Lighting”, che vuole per la prima volta indagare a fondo il ruolo e lo stato dell’arte della presenza femminile nella realtà globale della filiera dell’illuminazione.

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Una iniziativa come “Women in Lighting”, resa possibile anche grazie al supporto di formalighting, un brand che ha saputo evidenziarsi negli anni per il suo approccio  innovativo alla progettazione, intende per la prima volta in modo organico ‘toccare il fondo’ di un mare ancora oggi molto poco conosciuto, quello della presenza professionale della donna e del suo peso specifico nel mondo del lighting. L’obiettivo è quello di creare un luogo di incontro, un network nell’ambito del quale condividere esperienze e alimentare le occasioni reali di visibilità delle qualità professionali “al femminile”.

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Sharon Stammers

Parlare di sé: una “timidezza” culturale da rimuovere Nella tua inchiesta sui ruoli sviluppati dalle donne nel mondo del progetto di illuminazione, in generale, quale situazione hai potuto riscontrare e qual è l’aspetto più critico che è stato evidenziato e sul quale è prioritario intervenire?

“Siamo fiduciosi che il professionista dell’illuminazione presenti all’interno dell’organigramma del suo studio una divisione 50/50 tra designer uomini e donne. Tuttavia è evidente che le donne passano in secondo piano quando si tratta di promuovere il lavoro che fanno. Questo è in parte il punto di partenza del nostro progetto – nato per creare una piattaforma che consenta di mostrare la visibilità del loro straordinario lavoro. Le donne trovano meno importante parlare della loro attività e molte ci confidano durante le loro interviste di non essere sicure per questo di ricorrere a questa nuova opportunità”.

Portare in superficie il valore di un approccio differente/La creazione di un database di riferimento

Secondo te, negli studi di lighting design in cui uomini e donne lighting designer lavorano insieme, quali sono le più rilevanti differenze nell’approccio professionale in termini di creatività e contributo alla pianificazione progettuale che identificano nell’attività svolta una specifica attitudine qualitativa femminile ed il suo valore aggiunto?

“Vi è una variegata opinione in merito al fatto se designer uomini e/o donne possano offrire approcci diversi alla creazione di un design. Alcune delle nostre intervistate hanno suggerito che le donne portano un livello di empatia nel progetto e differenti capacità rivolte ad un approccio multitasking e ad un’attitudine naturale che bene si adatta al lighting design”.

Quante sono le donne che hai recensito finora che operano ai vari livelli della filiera dell’illuminazione (progettiste all’interno degli studi di architettura, lighting designer indipendenti, designer, manager di uffici stampa, ecc.)?

“Abbiamo intervistato circa 50 donne in Svezia, Spagna, Paesi Bassi, Italia, Sud America e Regno Unito e ne abbiamo altre 10 in programma a Dubai e negli Stati Uniti. La maggior parte di queste donne sono Lighting Designer con l’eccezione di alcune di loro, attive in ambito OEM, nel giornalismo e nell’insegnamento. Abbiamo raccolto un mix eterogeneo di designer giovani e anche più anziane con più esperienza. Abbiamo iniziato dal ruolo delle lighting designer che è anche quello che noi siamo ed il mondo che conosciamo meglio: l’obiettivo del nostro progetto è sempre stato rivolto ad espandere questo ambito per il coinvolgimento delle donne che lavorano in altri contesti della filiera dell’illuminazione. Anche le ambasciatrici di questo progetto presentano un’ampia varietà di esperienze e provenienze professionali”.

“Stiamo creando una funzione sul sito Web affinché altre donne siano poste in condizione di poter caricare le loro interviste e che sarà quindi pronto ad accogliere e includere le testimonianze di donne che lavorano in tutte le aree dell’illuminazione. Vorremmo che il sito Web diventasse un enorme database di donne che operano nell’illuminazione capace di creare ispirazione o permettere alle persone di individuare un mentore della luce, un designer o un oratore donna”.

“Women in Lighting”. I prossimi obiettivi

Quali saranno i prossimi passi che la vostra iniziativa svilupperà nel contesto di “Women in Lighting”?

“Abbiamo in programma di continuare le nostre interviste in diversi paesi e anche di mantenere l’attività di promozione del progetto nei paesi non ancora raggiunti. Vogliamo espandere la nostra presenza e trovare nuovi partner per la comunicazione ed il sostegno al progetto. Stiamo cercando fra i media partner, fra sostenitori quali le associazioni di illuminazione e i supporter di sesso maschile impegnati per l’uguaglianza di genere. Soprattutto, abbiamo l’obiettivo di individuare altrettanti partner che saranno come noi d’accordo a creare un equilibrio di genere 50/50 a fronte delle diverse occasioni di selezione dei relatori per le conferenze, delle persone per la creazione di comitati e giurie, ecc”.

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“La crescita di una consapevolezza nelle donne in merito alle proprie risorse teoriche e operative personali da mettere in campo sul versante della professione, insieme ad un’analisi approfondita delle differenze esistenti fra le diverse realtà nazionali si porranno come step successivi dell’iniziativa”.

“Le esigenze relative all’uguaglianza di genere differiscono da paese a paese e noi commisureremo i nostri passi in relazione all’input locale che otterremo. Vogliamo aiutare a facilitare al massimo le differenti risposte ai bisogni delle donne, su base locale, ed esaminare quali potrebbero essere le cose da fare per ottenere un reale cambiamento della situazione. Vogliamo incoraggiare e ispirare le donne a crescere e progredire nella loro carriera, ma – come prima cosa – vogliamo abilitare una rete che le metta in grado di lavorare insieme. Per il futuro, siamo aperti alle idee su ciò che WIL intende o potrebbe significare per tutte le donne coinvolte”.

In Europa: la Svezia come punto di riferimento/I pregiudizi sessisti.

Ci sono rilevanti differenze in termini di status professionale nei ruoli “interpretati” dalle donne fra i diversi paesi europei e fra gli uffici professionali in Europa e nella realtà extraeuropee?

“La Svezia è ben riconosciuta come un paese molto avanti rispetto ad alcuni dei suoi vicini europei in materia di questioni come il congedo di maternità e paternità, in un quadro complessivo che assicura un migliore equilibrio di genere sul posto di lavoro”.

“Siamo stati criticati per il fatto che il nostro progetto non sarebbe necessario: e questa obiezione ci è arrivata principalmente da maschi bianchi europei o americani! Questo progetto ci ha in realtà rivelato come ci siano molte aree del mondo dove il lighting design non è ancora ben consolidato e le donne coinvolte stanno trovando difficoltà di inserimento, così ora più che mai pensiamo quanto questo progetto sia necessario. È facile per noi nel Regno Unito dimenticare che le donne lottano in altri paesi per l’uguaglianza, e sono lasciate sole nella loro battaglia nel settore dell’illuminazione”.

“Questa problematica non ha a che fare con il fatto di essere designer di sesso femminile, quanto piuttosto con il fatto che questo designer donna interagisce con molti altri ruoli nell’ambito del progetto, con ingegneri, appaltatori ecc. prevalentemente costruiti su figure maschili”.

Oltre l’etichetta femminista per un autentico equilibrio di genere

L’ampiezza del consenso fino ad oggi raccolto dal progetto “Women in Lighting” è prova evidente secondo Sharon Stammers dell’assoluta necessità di questa iniziativa.

“..Noi crediamo che la ragione per la quale tante donne vogliono essere coinvolte è
quella che sentono la necessità di un supporto e noi speriamo che questo progetto possa aiutarlo a fornirlo. Ad una possibile critica generale di fondo che questo sia solo un programma ‘femminista’ – per citare Gloria Steinem “..Una femminista è chiunque riconosca l’uguaglianza e la piena umanità di donne e uomini. ” – in realtà dobbiamo dire che l’iniziativa “Women in Lighting” ha fino a qui dimostrato di avere a che fare con l’inclusività e la ricerca di equilibrio e su come tutto questo sia vantaggioso alla professione nel suo complesso”.

Se in ambito internazionale la directory IALD dei “CLD Certified Lighting Designers” supporta anche la prima affermazione che la divisione di genere sia rappresentata da oltre il 50% dei designer donna, secondo Stammers – nel contesto di un futuro sviluppo e crescita dell’attività degli studi professionali in Europa e nel mondo – i percorsi più gratificanti di crescita per le donne potrebbero e dovrebbero in futuro essere rappresentati da “..più professioniste donne che articolano le loro attività e creano loro proprie aziende o arrivano al vertice di un’azienda. Ora noi abbiamo molti grandi modelli di riferimento per questi ruoli dai quali poter imparare”.

Secondo l’International Lighting Design Survey 2019 a livello globale, i numeri della presenza delle donne nella filiera dell’illuminazione indicano “…che ci sono il 48% di donne designer per un 52% di uomini, ma il dato si basa ancora solo su una piccola percentuale di risposte dalle aziende”

Allo stato attuale di questo grande lavoro di analisi e ricerca ancora nella sua fase iniziale non è stato possibile imbattersi in statistiche che riesaminino globalmente le donne nell’illuminazione nei loro differenti ruoli, ma – conclude Sharon Stammers – a breve, non appena acquisite tutte le informazioni necessarie, potranno essere elaborate e rese disponibili le prime statistiche sul coinvolgimento delle donne in conferenze, sondaggi e attività nell’ambito delle più importanti associazioni di settore.

(a cura di Massimo Maria Villa)

FORMALIGHTING PER “WOMEN IN LIGHTING”

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Sharon Maghnagi

Il progetto vede il coinvolgimento e l’entusiastico supporto di formalighting, costruttore di apparecchi per l’illuminazione architettonica che ha nel suo management la presenza di un’alta percentuale di donne che ricoprono ruoli chiave nella gestione, fra cui Sharon Maghnagi, General Counsel formalighting.

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