Il progetto di luce nella GDO e la strumentazione del lighting designer

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GDO. L’illuminazione di un’area frutta & verdura (cortesia: AXIA)

Il mondo del retail e nello specifico quello della grande distribuzione (GDO) è un ambito molto attento e sensibile all’evoluzione dell’illuminazione artificiale.

Gli obiettivi principali richiesti sono qui legati ad una resa cromatica elevata, alla diminuzione dei consumi e alla riduzione della manutenzione: tutti target in linea con la tecnologia LED che permette di ottenere un’ampia gamma cromatica, al fine di esaltare i diversi prodotti esposti, abbassare i consumi energetici e ridurre la manutenzione.

Questo ideale incontro tra l’offerta della nuova tecnologia e la richiesta della GDO ha permesso una larga diffusione di questi sistemi di illuminazione, creando ambienti sempre più specifici e particolari.

Il lighting designer gioca in questi contesti un ruolo importante per la scelta e la creazione di soluzioni innovative capaci di esaltare i prodotti sugli scaffali, o quelli freschi nelle specifiche vetrine e nella sua azione deve dare rilievo alle varie aree che devono catturare l’attenzione del cliente, scegliendo livelli di illuminamento e di resa cromatica diversificati a seconda delle zone da illuminare, studiando l’esatto controllo dei fasci luminosi sulla merce esposta, evitando qualsiasi forma di abbagliamento.

Il colore dei cibi e il ruolo chiave della luce nella loro percezione

Nelle zone dei prodotti freschi il rendimento degli apparecchi e l’adozione di filtri particolari sono opzioni ancora più importanti, perché sono questi gli elementi che permettono di valorizzare la merce esposta. Il pesce fresco deve apparire come tale, il pane fragrante deve poter esprimere il suo calore, il colore della carne di taglio fresco deve poter apparire in tutto il suo vigore.

Per far risaltare la tridimensionalità dei prodotti, il lighting designer deve giocare anche sul contrasto luce/ombra per dare ancor più risalto ai prodotti stessi. Resta qui un elemento importante quello del tema dell’interazione tra luce artificiale e luce naturale, elemento che consente di creare un’atmosfera più piacevole nel corso della giornata.

Questo aspetto implica però uno studio approfondito in fase di progettazione, esposizione, angolazione del fascio, differenze su base stagionale, irraggiamento e innalzamento della temperatura interna. Per garantire un livello di confort superiore, la luce naturale e artificiale devono collaborare e integrarsi in perfetta armonia, preferendo ad esempio la luce naturale negli spazi delle gallerie, che può favorire una permanenza più piacevole del consumatore all’interno dei locali.

L’integrazione tra luce artificiale e luce naturale può essere gestita da un sistema informatico BMS (Building Management System), che valuta l’intensità della luce naturale e riduce l’apporto della luce artificiale, riducendo notevolmente i costi energetici.

L’abbattimento dei consumi di energia elettrica è un fattore cruciale se si considera l’elevato monte ore mensile di utilizzo degli impianti. Davanti alla complessità di variabili che un lighting designer deve tenere in considerazione per realizzare un impianto di illuminazione capace di soddisfare tutte le richieste della GDO, questi dovrà necessariamente attrezzarsi con una strumentazione di misura professionale per poter ponderare tutte le grandezze fotometriche importanti.

Non potranno quindi mancare strumenti quali spettrofotometri portatili per misure fotometriche e misuratori di luminanza in grado di rilevare la resa cromatica, la temperatura di colore, l’illuminamento, l’abbagliamento e il contrasto.

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(cortesia: Konica Minolta)

In queste pagine proponiamo due esempi di strumenti imprescindibili per un lighting designer e un esempio di come identificare la temperatura colore in base al livello di l’illuminamento, come suggerito dal diagramma di Kruithof.

Il diagramma di Kruithof

Sono diversi gli accoppiamenti tra temperatura colore e livello di illuminamento che raccolgono numerosi consensi e giudizi di soddisfazione da parte dei fruitori. Il fisico olandese Arie A. Kruithof dopo accurate sperimentazioni ha evidenziato le seguenti correlazioni:

(1) basse temperature colore richiedono bassi livelli di illuminamento; –

(2) alte temperature colore richiedono elevati illuminamenti.

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Diagramma di Kruithof (cortesia dell’Autore)

La spiegazione del maggior gradimento di un determinato tipo di illuminazione è da ricercare nel fatto che la piena funzionalità del nostro apparato visivo si realizza in condizioni di luce naturale. L’occhio è anatomicamente e fisiologicamente strutturato per la visione diurna; pertanto ognuno di noi ricerca sempre condizioni visive in qualche modo analoghe a quelle che si verificano con la luce del sole.

Al crepuscolo l’illuminamento può variare nell’intervallo compreso tra 500 e 100 lux, mentre la temperatura colore della luce è di circa 2.000 K. In pieno giorno, invece, i livelli di illuminamento possono arrivare a 100.000 lux e la temperature colore a 6.000-7.500 K.

Con questo diagramma – conoscendo il livello di illuminamento richiesto – si potrà determinare il tipo di sorgente di illuminazione più opportuna.

( a cura di Maurizio Messa, Konica Minolta Sensing Europe B.V)

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