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Hotel Pricipe di Savoia, Milano

 

La luce negli hotel, come in architettura, contrappone pubblico e privato diventando espressione dei comportamenti sociali. Deve soddisfare la maggior parte possibile della comunità orientandosi verso i gusti e i desideri individuali.

Le differenze si evidenziano nel modulare le diverse categorie della luce, per vedere, per guardare e per osservare, oltre che per gli aspetti illuminotecnici come la selezione delle sorgenti.

La luce nel foyer

I foyer degli hotel dovrebbero infondere fiducia nella struttura, comunicare sicurezza, dare strumenti alle persone di orientarsi, considerando che l’abbondanza di luce per vedere significa che non si ha nulla da nascondere. Anche la luce per guardare gioca un ruolo importante, guida col suo accento alla percezione di ingressi, uscite, ascensori sfruttando contrasti di luminosità percepibili e mai estremi.

Infine, in questi spazi la luce da osservare può giocare un ruolo decorativo per esempio in lampadari, lampade d’appoggio, opera artistiche luminose, senza però diventare dominanti il che potrebbe renderle inappropriate.

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Grand Hotel Diana, Alassio
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L’illuminazione più adatta per la sala ristorante

Completamente diverse le valutazioni per le camere e le zone ristorante dove la luce per vedere nella maggior parte delle situazioni viene percepita come troppo chiara, troppo scomoda quindi raramente usata.

In questi casi, la luce per guardare assume un ruolo primario: con singoli corpi illuminanti si producono forti contrasti luminosi, ad esempio su tavoli da pranzo e angoli lettura.

L’illuminazione è mirata alla formazione di sfere private per distaccarsi dal resto delle persone.

Si possono considerare infine sorgenti luminose cariche di significato emotivo, pezzi di design sempre collocati al posto giusto: luce da osservare.

In questo confronto continuo fra pubblico e privato la comunicazione ricopre un ruolo fondamentale e l’illuminazione svolge il compito di consentire il riconoscimento dei volti e ritagliare per gli spazi una luce adeguata alla forma di comunicazione che vi si svolge.

Un adeguato illuminamento dei piani verticali previene delle ombre tropo nette sui volti generate dalla luce proveniente dall’alto.

La luce diffusa fa apparire il volto più morbido evitando di sottolineare in modo inopportuno i tratti del viso e le rughe.

Se una delicata sorgente luminosa fra due conversanti genera una luce piacevole sui volti l’abbagliamento di una lampada a sospensione troppo bassa o non adeguatamente schermata può distogliere l’attenzione da chi si ha di fronte.

In luoghi molto grandi per la ristorazione, dove si rende necessario creare atmosfere si illumina per zone con luce d’accento formando singole isole per ciascun tavolo o angoli di comunicazione.

Studi del Culinary Istitute of America evidenziano come l’illuminazione sia il primo elemento del design di un ristorante che viene mal progettato e che sia addirittura il principale elemento del design di un ristorante.

Altre ricerche si sono soffermate sulla relazione fra propensione del cliente di un ristorante a consumare cibo salutare in situazioni di buona illuminazione e ancora si sono interrogate sulle aspettative degli avventori in relazione all’illuminazione valutando il modo in cui sentono o percepiscono l’ambiente.

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Hotel Dei Barbieri, Roma
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Tecnologia, personalizzazione e interazione

La luce nella sua naturale variazione è essenziale per la vita, dalla ciclicità diurna alla variabilità metereologica, passando dalle prime forme di luce artificiale fino alle moderne sorgenti costituisce il rapporto sempre dinamico e flessibile che l’uomo ha avuto con essa.

L’evoluzione tecnologica ha modificato il rapporto con la luce che per via dell’internet of things, sistemi wireless e human centring lighting ha modificato le metodologie applicative rendendo le installazioni più integrate all’architettura ed una nuova identità legata anche alla connettività. Questa relazione inedita è stata favorita dalla semplificazione dei sistemi di controllo.

Nell’ultimo periodo l’hotel, per il business o più familiare, cerca di caratterizzarsi con ambienti particolari nei quali arredamento, colori e luci rimandino a casa.

Gli impianti sono gestiti a monte da una tecnologia che si occupa di tutto interfacciandosi in modo intuitivo assecondando ogni esigenza per la supervisione integrata dell’edificio, dal controllo delle camere all’apertura delle porte, alle sale polivalenti che possono richiedere scenari diversi controllando oscuranti, climatizzazione e connettività.

E’ alla portata di tutti personalizzare, integrare con lo spazio e le sue funzionalità, sincronizzare con la ritmicità della luce nel tempo, seguire lo stato d’animo e l’umore.

Una scena luminosa sveglia la mattina, accoglie l’ospite al suo ritorno che può regolare la luce artificiale, dosare quella naturale ed il riscaldamento, accendere la musica.

Il cliente interagisce col proprio habitat fisicamente seguendo il ritmo del proprio metabolismo e della psiche migliorando comfort e benessere, contenendo drasticamente i consumi.

La fruizione e la personalizzazione di queste esperienze avvengono servendosi di supporti interattivi ed interconnessi, sensori, tastierini, tablets e pulsanti che assumono una forma sempre più curata, un design attento e sofisticato in un’ampia scelta di materiali, colori e finiture; retroilluminazioni e display rendono gradevole ed efficace il loro impiego ed i loro effetti sulla gestione aumentando il valore degli spazi.

E’ auspicabile che questa trasformazione si configuri con la connettività wireless dato l’annullamento dell’impatto visivo di cavi e cablaggi.

La tendenza si completerà con scenari e regolazioni dell’intensità e della colorazione della luce nelle varie tonalità del bianco assecondando la relazione uomo e ambiente con un’ulteriore riduzione dei costi.

 

(di Mario Morosini, Business Developer Manager e R&D Light Consulting)

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