La semplicità della Bellezza

Ernesto Gismondi (courtesy photo: Artemide)

 

Ripubblichiamo una nostra intervista a Ernesto Gismondi, realizzata nel 2013, scelta fra le tante in quanto rappresenta il valore e l’unicità di un imprenditore che ha saputo portare nel mondo dell’illuminazione e del Design il contributo eclettico e creativo del progettista e dello scopritore di talenti, sempre volto alla ricerca costante di tutti gli elementi tecnici e applicativi che determinano la reale portata innovativa di un prodotto.

Grazie Ingegnere.

(Articolo pubblicato su Luce e Design, n.2/2013)

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Fare il prodotto giusto e farlo bene: un mestiere che per intuito e per un grande amore di ciò che è Design rappresenta la cifra migliore di un protagonista dell’industria dell’illuminazione italiana nel mondo

L’ing. Ernesto Gismondi, Presidente Artemide Group, fra alcune delle sue nuove lampade “Ilio”, presentate in anteprima a Euroluce (courtesy photo: Artemide Group)

Ernesto Gismondi è l’imprenditore che forse ha segnato nel modo più significativo la storia del design e della progettazione degli apparecchi di illuminazione nel nostro Paese.

Eclettico e atipico, laureato in Ingegneria aeronautica a Milano nel 1957 e nel 1959 alla Scuola Superiore di Ingegneria di Roma, inizia in quello stesso anno la sua avventura con Artemide, con la quale collezionerà un vastissimo numero di riconoscimenti, dai Compassi d’Oro nel 1989 (per la lampada “Tolomeo” di Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina) e nel 2004 (per la lampada “Pipe” di Herzog & De Meuron), fino al recentissimo Premio Leonardo Qualità Italia, conferitogli dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

La sua attività è da sempre intrecciata in modo nevralgico con la cultura e le politiche strategiche che si muovono intorno al mondo del design; è stato Vicepresidente dell’ADI, ha partecipato ai lavori di diverse Commissioni ministeriali ed ha fatto parte del Consiglio di amministrazione della Triennale di Milano.

Abbiamo incontrato Gismondi nello showroom Artemide di Via Manzoni a Milano per leggere insieme a lui i cambiamenti e le costanti dell’offerta e della domanda di design attraverso il percorso emblematicamente fissato da alcuni momenti esemplari della storia di Artemide.

L’innovazione è rielaborazione dell’esistente

Lei è imprenditore e designer e ha sempre avuto la capacità rara di riconoscere l’innovazione. E’ il caso del progetto della lampada Tizio che segna un momento esemplare nel rapporto con il suo autore……

“La storia che c’è dietro la lampada “Tizio” fa riferimento a qualche cosa di miracoloso. Stiamo parlando del 1972, e in quegli anni Artemide faceva già del bellissimo design. In quel periodo nello studio di Zanuso ho incontrato Richard Sapper, e siamo diventati subito grandi amici.

Insieme abbiamo cominciato a parlare di qualcosa che stava evidentemente a cuore ad entrambi, della necessità cioè di “fare innovazione” nel design. Un bel giorno lui è arrivato con il prototipo della “Tizio”, che consisteva nell’applicazione di un trasformatore 230 – 12 V, che appoggiava su un cuscinetto a sfere, in modo da poter ruotare, mentre gli elementi conduttori erano due bacchette di alluminio, raccordate in coppie di segmenti, alle quali aveva aggiunto dei pesi calibrati, e poi la testina con una sorpresa: una piccola lampadina da automobile da 12 V, di quelle che si usavano a quei tempi, una lampada da 50 W di potenza con emissione puntiforme…Due bacchette, il polo positivo e il polo negativo, distanziate fra loro in modo da non toccarsi, capaci di reggere una testina molto leggera e mobile.

E poi Sapper ha un’altra soluzione straordinaria, la lampada “sta” insieme grazie soltanto ad una serie di “clips”, si accende ed è perfetta…Sono letteralmente saltato addosso a quella lampada, per l’emozione di aver potuto trovare questa persona e questo incredibile gioco nuovissimo, che utilizzava cose esistenti ma le rielaborava in modo completamente diverso.

La lampada “Tizio” (1972 – 2008) (design: Richard Sapper) (disponibile anche in versione fluo o LED) (courtesy: Artemide Group)

Abbiamo fatto subito alcune decine di prototipi, e il motivo fu perché c’era già la richiesta da parte di diversi musei, come il Moma di New York, che volevano avere il prodotto originale… E’ andata benissimo e siamo stati copiati, abbiamo dovuto fare guerre tremende con un’azienda cinese che vendeva negli Stati Uniti, siamo passati attraverso i tribunali americani però questa è stata per noi una vittoria grandissima, perché abbiamo vinto e perché da quel momento in avanti abbiamo insegnato a tutti che chiunque tocca una nostra lampada va in tribunale…”.

Il Design come funzione durevole

Il legame fra funzione e materiale segna un’altra costante nella ricerca di Artemide che un designer come Enzo Mari ha contribuito a delineare…

Marinon si è mai scostato nemmeno di un millimetro dalle sue idee, cioè dall’uso di materiali naturali reperibili sul mercato con facilità, e dal suo modo di non essere favorevole ad ammiccamenti verso il mercato. Questa è la sua caratteristica fondamentale, è sempre stato dotato di un senso del design fantastico, fino a livelli radicali.

Per “Aggregato” ha avuto l’idea di una struttura strettamente connessa insieme. La testa era bellissima, forse il pezzo migliore di quella lampada, mentre il collegamento fra un braccetto e l’altro era una chiusura realizzata con un galletto che serviva a serrarlo. Un fantastico sistema modulare.

Abbiamo fatto la serie dei prodotti nelle diverse varianti e configurazioni, da terra, da tavolo, tutti pezzi stupendi, e Mari a quel punto avrebbe voluto che quella lampada venisse proposta al cliente in forma di kit da autocostruire. Si trattava indubbiamente di un sistema formato da pezzi tutti perfettamente collegabili fra di loro, con un’alimentazione estremamente intelligente, ma non eravamo dello stesso parere circa il fatto che questa lampada potesse essere venduta come kit.

“Aggregato” – (1976, 1995) sospensione saliscendi, sospensione decentrato (design: Enzo Mari, Giancarlo Fassina) (rosone in resina termoplastica e metallo verniciati; contrappeso in resina termoplastica trasparente; diffusori conici in metacrilato o metallo; diffusori sferici in metacrilato) (courtesy: Artemide Group)

Da questa esperienza abbiamo imparato che la lampada più bella è quella più semplice e che quello che di solito succede è che se di fianco ne metti una che puoi modificare e ti fa fare più cose costa di più e quasi quasi funziona peggio..

.E ritroviamo qui due altre regole fondamentali di questo nostro lavoro: se la lampada la fa un designer non gliela devi toccare, e per noi ancora più importante ciò che conta davvero è la durata del prodotto dal punto di vista del suo design…”.

Il lavoro è un movimento libero

La misura di un rapporto armonico fra l’uomo e il suo ambiente trova una prima messa a fuoco con Tolomeo. Ci sono da superare difficoltà più grandi nel risolvere le esigenze degli ambienti di lavoro?

“Diciamo che uno acquista una lampada perché ha in mente una data funzione che vuole poter realizzare nel modo più semplice possibile. Aveva cominciato nel 1932 un inglese (NdR: il riferimento è a George Carwardine e alla lampada da tavolo “Anglepoise”), che aveva realizzato il bilanciamento a molle, e Michele De Lucchi si è messo a lavorare e a studiare il problema di come realizzare al meglio e con un’escursione in profondità il movimento facendo sparire le molle.

Che cosa ha fatto? Ha realizzato per Tolomeo una struttura cava, nel tubo passava la molla, mentre la guaina di gomma con il filo veniva messa all’interno. Abbiamo fatto molti test sulla durata, perché essendo una tipologia di lampada che doveva lavorare su movimenti ed escursioni continue, dovendola ad esempio tirare indietro, c’era il problema che si creavano rotture del fermo che le impediva questo movimento. Abbiamo poi trovato il modo di muoverla anche all’indietro e abbiamo capito che il problema era dovuto alla lega di alluminio.

La lampada “Tolomeo” – (1987) (design: Michele De Lucchi, Giancarlo Fassina) (base e struttura a bracci mobili in alluminio lucidato; diffusore in alluminio anodizzato opaco o alluminio brillantato; snodi e supporti in alluminio brillantato, sistema di equilibratura a molle) (courtesy: Artemide Group)

Anche questa lampada esprime una grandissima funzione, attraverso un’incredibile semplicità e immediatezza d’uso. Questa è un’altra cosa molto importante: devi sempre fare in modo che il cliente capisca con estrema facilità ciò che deve fare, nulla deve essere fatto per sole ragioni di gusto e non connesse ad una precisa funzione”.

Rompere le regole

Che cosa continua oggi nel suo lavoro dello spirito di Memphis?

Memphis è stata importante per Artemide – che ne era proprietaria – e un momento di discrimine fondamentale per tutti perché ha saltato le regole vigenti in quegli anni, parliamo degli anni ‘80, dove le regole del design erano assolutamente vincolanti.

Ettore Sottsass è stato il motore di questo e ha cominciato con l’inventare la prima regola che dovesse essere possibile utilizzare qualunque tipo di materiale. Pensiamo per un attimo alla sua libreria “Carlton”… Quindi fuori il colore e fuori le regole normali che lui scardina rimettendo tutto in discussione. Nel 1981 nel bellissimo negozio all’inizio di Via Durini a Milano in occasione dell’inaugurazione della XX edizione del Salone del Mobile è successo un finimondo, tutti i creativi a livello mondiale si sono confrontati con questa realtà, ci sono stati applausi e consensi da parte dei giovani, mentre altri professionisti mi hanno attaccato dicendo che stavo facendo delle cose contro i miei stessi interessi…ma io sono sempre stato per gli esperimenti, non ho mai pensato che si dovesse stare fermi..

.Oggi abbiamo ancora nel cuore quel favoloso periodo. E ci è rimasta la consapevolezza di sapere che devi sempre operare per riuscire a darti dei gradi di libertà stando attento a non affondare l’azienda; su dieci nuovi modelli ne devo fare due un po’ “suonati” e scoprire che se riescono a fare innovazione ci porteranno un passo avanti..”.

La luce come colore della nostra memoria emotiva

Metamorfosi apre la ricerca di Artemide alla valorizzazione dell’esperienza percettiva dell’utente; da quel momento in avanti come è cambiato il vostro approccio al progetto?

“Con Memphis avevamo avuto il colore ma era nella materia degli oggetti e noi invece volevamo vederlo nell’ambiente. Ci siamo chiesti: Quanto il colore influenza la vita e il modo di sentire dell’uomo?

Abbiamo creato un gruppo di studio con un bravissimo medico, un paio di psicologi, alcuni sociologi con cui discutere questi temi e alla fine siamo arrivati a capire che quello che volevamo era che in luogo nostro, in un momento dato, fosse possibile ricostruire la luce legata ad una nostra esperienza, tutto questo in modo automatico con uno strumento che rendesse la cosa possibile.

Abbiamo così realizzato un sistema che nella sua semplicità è un riflettore con una sorgente puntiforme dove la luce è diretta, con un filtro dicroico che consente di dare un colore diverso in funzione dell’angolo di incidenza della luce.

Abbiamo messo insieme i tre colori fondamentali dell’RGB e poi selezionate le sorgenti luminose con la possibilità di aumentare o diminuire l’intensità e di usare una sorgente piuttosto che l’altra e questo ci ha dato la possibilità di riuscire ad avere il colore a strati. Il problema che poi abbiamo dovuto risolvere è stato quello di riuscire a memorizzare gli scenari rendendoli ripetibili, e abbiamo utilizzato un piccolo microprocessore, che permetteva di realizzare fino ad un milione di scenari di luce”.

Architettura come regia luminosa dello spazio

Fra i suoi progetti recenti come designer c’è una interessante riflessione sui rapporti fra architettura e nuovi ruoli della luce negli spazi indoor, che lei ha sviluppato con la serie Nothing nelle sue diverse declinazioni…

“Con questa serie si realizza una sana e bellissima contraddizione. Gli ambienti nei quali viviamo sono ambienti complessi, dove dobbiamo riuscire ad avere luce giusta nella situazione giusta, nel modo giusto e nel momento giusto.

E che cosa “tiene” la luce insieme? E’ l’architettura perché ricombina il tutto, e quindi quello che abbiamo voluto fare è stato utilizzare spot luminosi affinché possano dare un certo tipo di illuminazione, un’altra serie di spot per avere luci più diffuse che servono per mettere in risalto l’architettura, e così via…

Per poter stare bene ho bisogno di poter introdurre una luce che sia di benessere, di colore, di posizionamento, di dolcezza, che insomma soddisfi tutti i requisiti necessari..”.

Il futuro parla LED, anche in esterno

La lampada da terra Minomushi (design: Issey Miyake + Reality Lab), LED Total Power 33,5 Watt, tc 3000K (courtesy: Artemide Group)

Nella scorsa edizione di Euroluce con IN EI, IF Product Design Award 2013, Artemide proponeva il progetto 132 5 di Issey Miyake ed il tessuto piegato derivato dalle bottiglie di PET riciclate. Cosa vedremo quest’anno?

“Innovazione per noi è e sarà sempre di più il poter disporre con Artemide di quasi tutte le soluzioni di luce necessarie. Dobbiamo rispondere a tutte le richieste che ci vengono dal nostro committente.

Uno dei grandi investimenti che abbiamo fatto è stato quindi rivolto all’allargamento del nostro perimetro di influenza e questo ci è costato tanto nel senso che in un anno e mezzo abbiamo fatto tutti gli impianti necessari per realizzare tutte le luci da esterno a LED.

La tecnologia LED comporta un cambiamento totale nella progettazione degli apparecchi e sui LED abbiamo attivi due laboratori di ricerca.

Abbiamo riletto tutti i nostri apparecchi – anche una parte di quelli storici a catalogo – con questa tecnologia, mentre per tutti i nuovi prodotti ci siamo dedicati ad una progettazione mirata alla tecnologia LED, come nel caso di un mio apparecchio, “Ilio”, nel quale una soluzione a luce LED con 43 W di potenza, dimmerabile, permette un’illuminazione assolutamente confortevole dal punto di vista cromatico (tc di 3000 K), con un buon flusso luminoso (2710 lm), ed un consumo ridotto ad 1/5 rispetto a quello delle tradizionali alogene a tensione di rete”.

Made in Italy e mercato

In conclusione, parliamo di Made in Italy e di mercato dell’illuminazione nel nostro Paese. Il recente conferimento del Premio Leonardo Qualità Italia a lei e ad Artemide, che valore rappresenta oggi in una congiuntura complessa e segnata da difficoltà come quella attuale?

“Oggi ci sono due difficoltà, la prima è nel calo del benessere, l’altro fenomeno importante è la globalizzazione, perché in cinque minuti il tuo lavoro ha fatto il giro del mondo e c’è l’altissima probabilità di essere copiati. Di fronte a queste cose la difesa che tu devi avere è assoluta; devi sempre fare un passo avanti perché se stai fermo e credi di avere vinto sei perduto…L’errore più grave è pensare che basti ripetere i parametri che ti hanno dato il successo, mentre invece il mondo si sta girando e diventa tutto elettronico..”

(a cura di Massimo Maria Villa)

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