Meaningful Light

meaningful
Innocenzo Rifino, Diego Rossi

Tratteremo della luce da un punto di vista differente dal concetto di “luce per illuminare” e approfondiremo le qualità informative della luce in relazione alla diffusione dei comportamenti interattivi, mediati da algoritmi, nei prodotti contemporanei: la luce che diviene interfaccia.

In questo senso esprimeremo possibili percorsi nuovi per la luce, oltre la funzione primaria dell’illuminazione, verso la dimensione complementare, effimera e sicuramente nuova della sua qualità cognitiva.

Luce ed elettronica  hanno da tempo azzerato la loro distanza tecnica e culturale e, contemporaneamente, l’elettronica ha pervaso le merci contemporanee innervando l’interazione d’uso (user interaction).

La luce digitale assume valore nella creazione nell’esperienza d’uso dei prodotti odierni (user experience, UX) perché è l’unica qualità fisica (visiva) della forma dei prodotti che possa essere progettata per un comportamento variabile in continuo, e controllata digitalmente in modo diretto. Ad esempio, la miniaturizzazione, la modulazione e la durata “illimitata” hanno aperto alle fonti luminose una pervasività di applicazioni nei prodotti contemporanei. Si provi a pensare come negli interni delle super car, ma ormai anche in quelli di qualche utilitaria, la luce si inserisca in punti impensati donando profondità visiva agli spazi, ma anche micro-funzioni di illuminazione e veicolando informazioni di stato del veicolo o della condizione del percorso.

Nello scenario delle merci, che è complesso e sovraccarico di stimoli (soprattutto visivi), la luce gioca il suo ruolo primordiale di portatrice di significato e valori metaforici. La luce comunicaattraverso la percezione sensoriale analogica e non attraverso l’interpretazione del dato. Significativi sono gli esempi in cui la luce pulsante (in differenti modi e ritmi) notifica lo stato di un apparecchio: la carica, l’avanzamento del processo, la sincronizzazione diurna/notturna.

  • Differenti studi sul cognitivismo dimostrano come la dinamica della luce sia uno degli stimoli che hanno particolare efficacia nel portare l’attenzione umana su un compito focalizzato, anche quando l’attenzione è temporaneamente rivolta ad altri compiti: questo è l’esempio dei sistemi di illuminazione biodinamica.

Ecco che la luce digitale, il cui comportamento è controllabile con precisione ed in continuo, entra decisamente tra gli strumenti dell’interaction design e specificatamente delle interfacce. Dall’esperienza maturata nella progettazione di consumer electronics e prodotti digitali, possiamo riassumere alcune peculiarità che la luce come interfaccia dimostra di possedere:

  • è una qualità del prodotto che ha un valore spaziale e si integra con naturalezza con lo spazio del vissuto; -comunica messaggi a bassa definizione e allo stesso tempo con limitato disturbo ambientale (low noise);
  • è uno strumento di notifica che non incrementa la pressione cognitiva cui gli utenti sono già sottoposti dalle interfacce primarie, soprattutto degli oggetti digitali personali;
  • attira la nostra attenzione senza imporsi nella sfera delle attività di concentrazione primaria;
  • richiama istintivamente qualità che metaforicamente danno un senso di vitalismo ai prodotti.

Innocenzo Rifino, Diego Rossi – Studio Habits

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