Modellare la luce

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Santander, Spagna. Centro Botín (2020) (courtesy: artec3) (photo: Enrico Cano)

 

L’incontro con un affermato lighting designer spagnolo e con l’attività del suo studio. Maurici Ginés Marin e il lavoro di artec3 Studio 

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Il lighting designer Maurici Ginés Marin (courtesy photo: artec3)

 

L’itinerario che conduce ad un’attività articolata e per certi versi complessa come quella del lighting design, può seguire percorsi difficili e non sempre lineari; è il caso ad esempio di Maurici Ginés Marin, che ci ha raccontato gli anni della sua formazione e l’evoluzione seguita fino all’affermazione sul piano professionale.

La costruzione di una professione

Qual è stata la tua formazione e come hai sviluppato il tuo interesse specifico per il lighting design? Raccontaci come è nato il tuo studio di illuminazione e quali sono stati i momenti più importanti della sua evoluzione …

Nel 1992 in Spagna non esisteva nessun posto dove studiare progettazione illuminotecnica. A quel tempo, ero interessato a come poter migliorare l’illuminazione dalle mie parti perché mi ero reso conto che non era adeguata.

Quindi, ho iniziato un processo per imparare tutto il possibile sull’illuminazione (a quei tempi non c’era internet), leggendo libri, frequentando corsi in diverse società di illuminazione e in istituti di ingegneria sull’illuminazione e l’elettricità.

Nel 1994 ho fondato il mio primo studio di illuminazione, realizzando diversi progetti per piccoli spazi museali in qualità di consulente per amici architetti, prendendomi in carico anche le installazioni elettriche perché nessuno pagava nulla per un progetto di illuminazione in Spagna in quegli anni.

Nel 1998, per motivi personali, mi spostai in Argentina, a Buenos Aires, dove mi resi conto che il mio processo lavorativo aveva un nome: si chiamava Lighting Design. Lì ebbi modo di apprendere la responsabilità, lo spazio professionale e gli obiettivi di un lighting designer.

Sono stato in grado di incontrare diversi architetti e con loro ho realizzato diversi progetti di illuminazione per strutture ricettive o sportive. In Argentina nel 1998 ho fondato artec3, il mio studio attuale di illuminazione.

Al mio ritorno a Barcellona nel 2000, sull’onda dei progetti realizzati, sono stato in grado di andare avanti con il mio studio realizzando progetti di illuminazione a Barcellona. Nel 2005 ho vinto il mio primo premio internazionale, lo IALD Award of Merit negli Stati Uniti, con il ‘Paseo del Ovalo’, a Teruel.

Nella mia visita a New York ho potuto vedere la mia professione inquadrata in un’altra dimensione e ho conosciuto importanti lighting designer che erano già da tempo i miei riferimenti. Questo evento mi ha dato le forze per continuare a lavorare e sviluppare il progetto illuminotecnico in Spagna.

Nel 2007, in un’ottica di continua evoluzione dello studio e per migliorare e completare i nostri servizi, abbiamo creato anche un gruppo di lavoro dedicato alla Light Art e al Product Design degli apparecchi di illuminazione.

Nel 2008 insieme ad altri tre lighting designer spagnoli abbiamo fondato l’APDI, l’associazione spagnola di lighting designer, con l’obiettivo di creare un’associazione per aumentare la cultura dell’illuminazione stabilizzare la professione e sostenere i nuovi corsi di specializzazione post-laurea e master in lighting design a Barcellona e Madrid.

Nel 2012 la crisi economica internazionale mi ha portato a ricercare nuovi mercati per internazionalizzare la mia attività; ho aperto una sede del mio studio a Città del Messico e fortunatamente sono stato in grado di superare la crisi e conoscere un paese fantastico e persone con le quali continuo a lavorare.

Il mio studio ha vinto numerosi importanti riconoscimenti internazionali in lighting design, light art e design di prodotto in diversi paesi del mondo e continuiamo a lavorare con entusiasmo anche ora con un incredibile team di 25 collaboratori.

All’inizio di quest’anno, nonostante la terribile crisi sanitaria che stiamo ancora vivendo, ho aperto uffici strategici a Madrid e Miami, con i quali prevediamo di poter offrire i nostri servizi. Dopo 25 anni di carriera, sono comunque felice di vedere che in questo momento il progetto illuminotecnico in Spagna è una realtà.

Oltre il lockdown/Sulla ‘capacità di mostrare’ attraverso la luce

Una domanda sulla situazione attuale. Qual è stata la tua esperienza nella tua attività di lighting designer nella fase di lockdown collegata a Covid-19 e quali esigenze e domande dei tuoi clienti hai visto crescere da allora?

Questa terribile situazione che stiamo ancora vivendo ha modificato il nostro modo di comprendere il lavoro in ufficio. Nel mio caso lavorare on line è stata una grande scoperta, perché siamo stati in grado di continuare a lavorare con qualità e a consegnare i nostri progetti in tempo.

Penso che la nostra sede dopo settembre diventerà un luogo polivalente per riunioni su progetti, incontri con aziende, attività di apprendimento e feste di gruppo, mentre il posto di lavoro sarà nelle nostre case.

Le richieste da parte dei clienti sono in relazione a rallentare la messa a punto del progetto o rinegoziare il pagamento delle nostre commissioni in un periodo più lungo. È un momento incerto. Spero che saremo in grado di adattarci presto alla “nuova realtà”.

A mio avviso, una forte qualità del tuo approccio al progetto risiede nella ‘capacità di mostrare’ attraverso la luce. Una cosa simile – in due direzioni diverse – è chiaramente visibile in due progetti, il Botin Center di Santander e quello per la Tunateca Balfegó a Barcellona. Vuoi parlare ai nostri lettori di questi due progetti e della loro capacità di relazionarsi con l’architettura come dimensione della nostra immaginazione?

Dico sempre che non illuminiamo gli spazi aggiungendo solo apparecchi, la nostra intenzione principale è comunicare i luoghi con la materialità della luce o l’interazione della luce con i materiali; mobili, elementi, pareti, pavimenti, soffitti, …

Certo, abbiamo bisogno di apparecchi di illuminazione molto ben integrati nell’architettura per ottenere l’effetto luce, ma la cosa più importante non è l’apparecchio, la cosa importante è la luce, l’effetto o la composizione creata con l’illuminazione; è questo fattore che crea il magico valore immateriale della percezione nel luogo.

Si tratta di due progetti molto diversi che vengono mostrati attraverso la luce. Botín Center è un museo e un centro culturale nella città di Santander e la Tunateca Balfegó è un ristorante tematico nell’Eixample di Barcellona.

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Santander, Spagna. Centro Botín. Uno degli spazi espositivi (2020) (courtesy: artec3) (photo: Enrico Cano)
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La Tunateca Balfegó è un ristorante nell’Eixample di Barcellona (2017) (courtesy: artec3) (photo: Adrià Goula)

È vero, entrambi hanno l’intenzione di materializzare la luce in modo simile.

L’area del Pachinko e la facciata nel Botin Center e l’area dei pesci sospesi nel ristorante Balfego, cercano di comporre i luoghi attraverso la luce espressa nei materiali, attraverso il loro riflesso o trasmissione da vetro o plastica traslucida, per creare una percezione unica e aiutare a rivelare l’identità o il concetto di brand in ogni luogo.

E queste aree sono i punti chiave di ognuno di questi progetti.

Un altro tema nel tuo lavoro è quello invece della ‘Luce come forma’, nel suo rapporto con materiali ed elementi del paesaggio, sia naturali che urbani, alla ricerca dei corretti valori di contrasto, incluso quello cromatico. A mio avviso, questo è il caso, ad esempio, di altri due progetti, anche qui diversi, come quello per la Casa Escalera a Puebla e per il VP Plaza España Design Hotel a Madrid…

Uno dei leitmotiv del nostro studio è proprio nel “modellare la luce”, che esprime il nostro interesse a dare forma alla luce con l’intenzione di percepire gli spazi attraverso il giusto equilibrio tra luce e ombre, progettando il contrasto della luce in relazione all’organizzazione dei materiali nell’architettura.

Il progetto illuminotecnico di Casa Escalera opera in equilibrio tra luce e oscurità comprendendo l’importante rapporto archielemento importante era la scala interna: l’illuminazione è stata realizzata integrando a scomparsa un sistema LED lineare, in modo che la luce fuoriuscisse dagli spazi vuoti sul giardino creando all’interno un sottile gioco di ombre.

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Puebla, Messico. Casa Escalera (2017) (courtesy: artec3) (photo: Yaatzil Ceballos)

Al VP Plaza España Design Hotel a Madrid il progetto illuminotecnico era più dedicato a risolvere con la luce ogni area, perché si trattava di uno spazio più complesso. Abbiamo lavorato sull’illuminazione architettonica e decorativa per ottenere un elevato comfort visivo e una composizione dell’illuminazione calcolata, risolvendo la funzione illuminotecnica e la percezione differenziata di ogni area, aggiungendo valore all’identità del marchio dell’hotel e migliorando l’esperienza degli ospiti. Tutti questi concetti sono stati elaborati per ottenere la certificazione Gold Leed.

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Madrid, Spagna. VP Plaza España Design Hotel (2018) (courtesy: artec3) (photo: Álvaro Valdecantos)

L’integrazione della luce nell’architettura

Lo sviluppo più recente della tua ricerca combina i temi dell’integrazione dell’illuminazione con il progetto architettonico con quello della definizione dettagliata per una luce personalizzata e soluzioni di illuminazione intelligenti. Questo passaggio mi sembra particolarmente visibile in due dei tuoi recenti progetti, il primo nell’ambito degli edifici di culto con Tevilah Polanco, e il secondo, con il complesso multifunzionale della Torre Manacar, entrambi a Città del Messico..

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Città del Messico, Messico. Tevilah Polanco (2019) (courtesy: artec3) (photo: Enrique Macias)

Nel progetto per Tevilah Polanco, un luogo per la purificazione rituale liturgica delle donne ebree, abbiamo lavorato per creare la sensazione che la luce penetri all’interno attraverso gli spazi vuoti nell’architettura; volevamo uno spazio luminoso, aperto, pulito, puro, protetto dall’esterno, rafforzando il concetto di Tevilah.

L’architettura cromatica dell’edificio era coerente con il nostro progetto illuminotecnico nell’evidenziare questa idea e l’illuminazione ha seguito questa uniformità interrotta solo dal contrasto della luminosità della luce negli spazi lineari, che ti danno la sensazione virtuale della luce del giorno dietro ogni parete o soffitto.

Questo è il principale concetto di illuminazione e tutti gli apparecchi (eccetto una serie di downlight), sono integrati nell’architettura per rafforzare l’idea sottesa dal lighting concept.

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Città del Messico. Manacar Tower (2020). La lobby (courtesy photo: artec3)

Per la Torre Manacar abbiamo dovuto risolvere i tre elementi principali: la facciata, la hall degli uffici e le aree pubbliche nel centro commerciale, che presentavano funzioni distinte in termini di illuminazione e anche per la loro composizione architettonica.

L’intenzione principale del progetto era quella di ottenere una grande integrazione con il progetto architettonico evidenziando l’architettura in modo sottile, perché il massiccio edificio aveva bisogno dell’illuminazione per trovare una relazione all’interno con le persone e esterno con la città.

Il design dell’illuminazione per le zone interne è stato realizzato principalmente con downlight rettangolari oltre ad una strip LED lineare che delineava ad ogni livello la forma dei corridoi.

L’illuminazione della facciata, con uno sviluppo di oltre 100 metri di altezza, doveva creare una relazione dell’edificio con l’ambiente circostante senza generare inquinamento luminoso. L’’illuminazione qui è stata integrata negli stessi montanti della facciata e dotata di controllo e programmazione DMX per creare una facciata multimediale con contenuti dinamici, ispirati agli effetti di flusso, che ‘respira’ in modo astratto per dialogare con la città, trasmettendo sentimenti diversi.

L’integrazione degli apparecchi di illuminazione è stata la qui chiave del progetto, ed è stato necessario personalizzare il fascio e le alette dell’apparecchio, per ottenere puntamenti precisi sui montanti e non creare inquinamento luminoso o fastidiosi abbagliamenti.

Sul ruolo professionale e le nuove tecnologie

Come valuti il livello di consapevolezza raggiunto attorno all’attività e al ruolo del lighting designer nel mondo del design a livello globale?

In generale, il livello di consapevolezza raggiunto in relazione a ciò che un progettista di illuminazione può apportare ad un progetto è ormai evidente ed è una figura professionale consolidata in progetti di una certa importanza.

Coinvolgere un progettista dell’illuminazione aumenta la qualità dell’illuminazione raggiungendo meglio gli obiettivi e i risultati del cliente e del progetto. In alcuni Paesi in cui la cultura dell’illuminazione è poco sviluppata o in altri nei quali vi è un’alta presenza di aziende di illuminazione, il progettista dell’illuminazione ha ridotto il suo campo di progetti. C’è ancora del lavoro da fare. Queste sono situazioni da migliorare al più presto.

D’altra parte, le associazioni di lighting designer stanno facendo un ottimo lavoro aumentando la cultura della luce nei rispettivi paesi, e anche alcuni brand stanno contribuendo ad affermare il lighting designer a livello globale. In un progetto illuminotecnico coinvolgere un progettista illuminotecnico che utilizza sistemi di illuminazione di buona qualità equivale al successo del progetto ed è inoltre vantaggioso per tutti. Dovrebbe essere un obiettivo comune.

Quali sono le tecnologie di illuminazione che secondo te assumeranno un’importanza centrale e decisiva per l’attività del lighting designer nei prossimi anni?

Penso che per il lighting designer, più innovativa sarà la tecnologia, più progetti ci saranno e per questo lo stato dell’arte della tecnologia è una buona cosa per noi. Avere sorgenti di luce efficienti con abbagliamento molto basso, alta qualità e design o nuovi modi di controllo intelligente dell’illuminazione in relazione al tempo e l’utente potrebbe essere un campo interessante da sviluppare. Tuttavia, penso che le cose importanti dovrebbero accadere nel settore residenziale.

In questo settore esiste ancora un divario importante per la tecnologia da colmare in futuro. La qualità dell’illuminazione deve raggiungere tutti, sia quelli che possono permettersi un lighting designer sia quelli che non possono. In questa situazione, i costruttori hanno una grande opportunità per innovare; se trarranno vantaggio dall’esperienza dei progettisti dell’illuminazione, entrambi potremmo migliorare le tecnologie di illuminazione per il settore domestico in modo innovativo e intuitivo per l’utente.

Cinque argomenti a favore del lighting design

La nostra chiacchierata si conclude con una riflessione che supera il semplice auspicio, e rappresenta piuttosto l’evoluzione concreta e matura dei rapporti aperti dalla
presenza del lighting designer nella filiera del progetto.

Per concludere, vorrei sapere quali sono secondo te i problemi importanti ancora aperti e che devono essere superati nello scenario globale e nei mercati dell’illuminazione?

Un’importante opportunità per la collettività dei lighting designer sarebbe quella di definire in quale tipo di progetti è necessario coinvolgere un Lighting Designer. Dobbiamo ottenere che il progettista dell’illuminazione debba essere assunto nelle seguenti situazioni:

1) quando il progetto ha bisogno di una qualità professionale

2) quando è necessario gestire un determinato budget per i sistemi di illuminazione

3) quando il progetto presenta una certa complessità

4) quando è necessario il lighting designer per creare una comunicazione del brand, o un’identità con la luce

5) o quando gli obiettivi del cliente lo richiedono.

Se facciamo in modo che il mercato comprenda la tipologia dei progetti in cui è necessario coinvolgere un lighting designer, il responsabile del progetto saprebbe che deve prevedere un budget per l’assunzione di un lighting designer.

Penso che si tratti di un problema importante da superare per noi, perché in questo momento ci sono ancora molti progetti che non sono realizzati dai progettisti dell’illuminazione, anche se i progetti ne avrebbero bisogno.

(a cura di Massimo Maria Villa)

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