Ranieri, la forza di ricominciare è musica

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Il palcoscenico e la platea di una delle date del tour dello show di Massimo Ranieri “Sogno e son desto, 400 volte” (cortesia: Maurizio Fabretti)

Abbiamo incontrato Maurizio Fabretti, lighting designer di Massimo Ranieri, che ci ha raccontato gli esiti di un’esperienza positiva per la musica dal vivo, con l’efficace riorganizzazione del tour italiano dello spettacolo “Sogno e son desto” e la felicità condivisa di un affiatato gruppo di lavoro

Come è noto a tutti, gli show musicali dal vivo hanno subito per tutto il periodo del lockdown dovuto al Covid-19 una totale battuta d’arresto, con un crollo verticale dell’indotto di mercato legato al comparto.

Solo recentemente la macchina della musica live sembra aver ricominciato a dare nuovi segnali di movimento, mentre l’ambito degli eventi live con un pubblico più limitato in termini numerici ha già prodotto risultati esemplari ed eccellenti, come nel caso del quale parliamo in questo articolo.

La storia è quella di uno spettacolo nato sostanzialmente per il teatro, che gli autori e la produzione hanno saputo in un brevissimo lasso di tempo reinventare per la rappresentazione in spazi all’aperto.

Parliamo della nuova vita di “Sogno e son desto, 400 volte”, lo show di Massimo Ranieri e Gualtiero Peirce, esperienza della quale abbiamo avuto modo di parlare con il lighting designer dello spettacolo Maurizio Fabretti.

Riorganizzare lo show mantenendone i valori

Vuoi raccontare ai nostri lettori da quali aspetti generali di concept siete ripartiti per riorganizzare lo show del tour di Massimo Ranieri in questa fase di transizione così difficile e complessa per lo spettacolo dal vivo?

Il 4 marzo ci siamo trovati di colpo in una situazione che in un primo momento appariva irrisolvibile: ci trovavamo al Teatro Odeon a Biella per la tournee di “Sogno e son desto, 400 volte” e dopo che una delle persone che avevano assistito allo spettacolo risultò positiva, lo spettacolo successivo e poi tutte le altre date vennero improvvisamente sospese.

Ci trovammo così nella situazione di dover smontare tutto lo spettacolo. Ma è proprio da questo momento buio e difficile che siamo anche stati in grado di ripartire appena ci è stato possibile.

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Un’altra immagine con il palcoscenico e il parco luci montati (cortesia: Maurizio Fabretti)

Sui contesti degli spettacoli: come avete lavorato dalla parte del pubblico, in
platea, per garantire i distanziamenti richiesti da una parte e i movimenti dei tecnici dall’altra?

Come ti dicevo, abbiamo dovuto rivedere tutta la nostra organizzazione, e appena è stato possibile muoversi con la limitazione dei 1000 spettatori siamo partiti con un nuovo tour per location all’aperto.

I distanziamenti fra gli spettatori erano regolati sui parametri richiesti dalle disposizioni governative, con l’obbligo di distanze fra un posto e l’altro di almeno 1 m, e la vicinanza su posti contigui permessa soltanto fra congiunti.

Oltre ad un controllo costante sugli ingressi da parte del personale di servizio, devo dire sempre ottimale, vi è stata da parte nostra anche la massima attenzione al distanziamento operativo.

Il mio posizionamento alla consolle luci era separato e mantenevo contatti radio via Intercom con la regia. Ci muovevamo sempre con le mascherine e abbiamo sempre gestito le diverse necessità con la massima attenzione.

I cambiamenti nella scenografia e nel disegno luci/Le nuove esigenze tecniche del tour

Parlaci invece dei rapporti fra le figure in scena: avete rivisto il concept e le scenografie di alcuni momenti specifici dello show in funzione della situazione?

Sì, in realtà abbiamo dovuto lavorare sull’essenza dello spettacolo, e rivedere la scaletta eliminando tutti gli effetti non necessari. Sul palco è stato necessario ridurre il numero dei musicisti a cinque, per operare fra loro un maggiore distanziamento, e spostare la posizione del sassofonista, che dal primo piano è stato portato sul secondo piano. Anche i movimenti di Massimo Ranieri sul palco sono stati limitati principalmente al proscenio.

Dal punto di vista della regia luminosa, lo spettacolo ha optato per valorizzare le atmosfere cromatiche, tenendo conto che abbiamo dovuto lavorare sempre con un parco luci ridotto rispetto a quello che utilizzavamo tradizionalmente, quasi senza motorizzati, talvolta con proiettori con ruota colore, e quindi trovandoci ad operare con la massima attenzione sugli stacchi e sui cambi scena per mantenere sempre costante la qualità cromatica delle emissioni luminose.

Come vi siete mossi invece sul piano operativo per le operazioni di montaggio e smontaggio dello show? Avete introdotto accortezze differenti rispetto alle solite procedure?

La riorganizzazione dello show ci ha alleggeriti nei movimenti fra una location e l’altra; gli spettacoli venivano montati in loco ogni volta da service differenti, sia per la parte luci che per gli aspetti scenici, e noi ci spostavamo solo con la regia luci e audio.

Non abbiamo incontrato difficoltà nei nostri spostamenti logistici, organizzati sempre per piccoli gruppi in auto, ma qualche problematica si è posta almeno per me ad esempio nel dover gestire durante lo spettacolo l’operatore addetto ai movimenti del followspot/seguipersona, un componente cruciale di uno spettacolo come questo, a causa della necessità di dover gestire a distanza via radio persone sempre differenti e non sempre consapevoli delle attenzioni necessarie a questo tipo di strumentazione. Siamo comunque riusciti a gestire anche queste problematiche.

Nella scaletta dello show e nel tuo disegno luci quali sono stati i principali cambiamenti che avete introdotto in relazione alle necessità imposte/richieste dai committenti?

L’elemento che ho introdotto, per compensare le riduzioni del parco luci e delle soluzioni di effetti conseguentemente disponibili, è stato quello di utilizzare 6 proiettori “Sharpy” (Clay Paky) posizionati a livello del palco, che mi hanno permesso di disegnare effetti grafici efficaci che hanno ovviato alla mancanza di un lavoro che sviluppavo di solito sul palco in modo tridimensionale con piazzati e luci di taglio.

Nella scaletta sono stati inoltre inseriti due nuovi brani (“Mia Ragione” e “La Casa di 1000 piani”, due canzoni arrangiate da Gino Vannelli) sui quali ho potuto costruire un nuovo racconto luminoso attraverso il colore.

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Per il disegno luci della canzone “Mia Ragione” è stato realizzato un contrasto di colore utilizzando i LED wash Robin 600 (Robe) con un colore ambra e un cyano all’80% con gli spot EVO (DTS), mentre è stato realizzato un disegno incrociato per gli ‘Sharpy’ con lampada a scarica (Clay Paky) posizionati a terra (cortesia: Maurizio Fabretti)
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Prova dei puntamenti per un effetto della nuova canzone “Casa di 1000 piani”, dove il giallo intenso settato su tutti gli apparecchi di illuminazione è finalizzato a creare un forte contrasto, mentre i proiettori a terra (Sharpy, Clay Paky) sono utilizzati in posizione verticale, valorizzando i raggi bianchi dei fasci luminosi emessi con la macchina del fumo hazer (cortesia: Maurizio Fabretti)
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Anche questa immagine fa parte degli effetti luminosi per la canzone “Casa di 1000 piani”. I 6 proiettori ‘Sharpy’ posizionati a terra sono puntati verso l’alto con un raggio dritto bianco per simulare dei palazzi, mentre l’atmosfera notturna è stata creata con i LEDwash ‘Robin 600’ (Robe) utilizzando il colore blu primario e illuminando i musicisti con il Cyano con gli spot ‘Evo’ (DTS) (cortesia: Maurizio Fabretti)

Un aspetto operativo inedito emerso a seguito del Covid-19 in modo imprevedibile mi ha permesso di valutare e confermare in modo positivo le scelte teoriche pensate per l’illuminazione dello show, in quanto mi trovavo a fare le prove in condizioni di illuminazione solare naturale senza poter avere un’idea concreta del risultato reale dei colori.

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Per la canzone “Se bruciasse la città” gli apparecchi ‘Sharpy’ posizionati a terra con luce bianca creano una gabbia di luce sulla scena contrastandola con il colore giallo utilizzato per le emissioni degli altri apparecchi. Su Massimo Ranieri è sempre presente il followspot con lampada a scarica da 2500 W (cortesia: Maurizio Fabretti)

E questo lavoro riuscito di semplificazione compiuto a monte è stato sicuramente possibile perché ho potuto mettere a frutto la lunga esperienza maturata in questo genere di spettacoli dal vivo.

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Per la canzone “L’ Istrione” il disegno luci ha previsto un’atmosfera calda utilizzando un orange su tutti gli apparecchi, con un seguipersona da 2500 W con lampada a scarica su Massimo Ranieri (cortesia: Maurizio Fabretti)

Una oculata gestione produttiva

Sul piano gestionale la rinuncia obbligata ad una percentuale elevata di posti pubblico ha comportato anche una riorganizzazione necessaria e rigorosa in relazione al budget totale disponibile.. Come si è mossa la produzione in tal senso?

La produzione ha lavorato in modo davvero encomiabile e ha saputo riorganizzare in breve tempo un tour con 18 date in location italiane importanti. Tutto questo è stato possibile grazie ad un lavoro congiunto e sorretto dagli stessi intenti fra manager, organizzatore della produzione e producer, che hanno lavorato per ridimensionare i costi di produzione e i compensi, mantenendo un’ottimo spirito di collaborazione e un’unità di intenti, e un grazie va qui alle capacità indiscusse di un grande uomo di spettacolo come Massimo Ranieri.

Questa coesione si è confermata in pieno in questi spettacoli, tradotta nel livello emotivo che ogni singolo show è stato sempre in grado di produrre, prima di tutto in noi – consapevoli della forza di questa tensione positiva prima di ogni serata – e poi nel pubblico, che ha partecipato agli show con lo stesso coinvolgimento di sempre.

(a cura di Massimo Maria Villa)

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MAURIZIO FABRETTI

Maurizio Fabretti si forma dapprima nell’ambito della commedia musicale d’autore con Garinei e Giovannini, collaborando poi con vari autori e artisti, fra i quali Gigi Proietti e Pino Quartullo.

Nel 2006 firma il disegno luci di due opere liriche nell’ambito del Rossini Opera Festival, iniziando poi nel 2007 fino ad oggi la sua collaborazione con Massimo Ranieri per diversi suoi lavori, fra i quali lo show “Sogno e son desto”.

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