“Ready Player One”, la luce del video(gioco)

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‘Ready player one’ (2018)di Steven Spielberg

 

L’ultimo film di Steven Spielberg è tratto dal distopico romanzo scritto da Ernest Cline. Per Steven Spielberg “..Ernest Cline è un visionario” e c’è da credergli, se consideriamo il fatto che è il regista di “E.T- the Extra-Terrestrial” a definirlo in questo modo! Il film, che è sceneggiato dallo stesso Cline, è un concentrato di cultura pop anni ’80/’90.

Sotto il profilo dell’immagine, ‘Ready player one’ è per il 60% CGI (computergenerated imagery) e per la restante parte live action. Molta parte del lavoro di Janusz Kaminski, lo storico direttore della fotografia polacco che dal 1993 – anno di “Schindler’s List” (Oscar Best Cinematography) – ha praticamente illuminato quasi tutti i film di Spielberg, è stato svolto al computer nelle light room, supervisionando ogni scena con la collaborazione di un digital gaffer… C’è chi chiama questa nuova metodica operativa “algorithmography”!…

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Un’immagine del set CGI

Il rapporto difficile fra Cinematographer e creatività nel futuro virtuale digitale

Kaminski crede che la sfida più grande per il futuro della cinematography sia proprio quella creativa. “Sono orgoglioso di questo film, ma il mio lavoro è un 40% di quello che si vede. La cinematography è l’arte della luce e delle ombre, metafora e sfumatura visiva del racconto e questo tipo di cinematography oggi sta scomparendo, anche perché – in questo momento – non ci sono abbastanza giovani cinematographer che usano la luce per esprimersi.”

Il film è ambientato nel 2045. Il mondo è una immensa baraccopoli a causa della sovrappopolazione e dell’inquinamento. L’unica via di fuga in questa situazione è OASIS (acronimo di Ontologically Anthropocentric Sensory Immersive Simulation), la realtà virtuale che ti permette di essere chi vuoi e di fare ciò che vuoi. Per accedere ad Oasis basta indossare un visore e un paio di guanti aptici. James Halliday, il creatore di Oasis, muore.

Tramite il suo avatar “Anorak l’Onnisciente” lancia un concorso nel quale i giocatori devono trovare un easter egg: in ballo c’è una caccia al tesoro del valore di un quarto di trilioni di dollari e il controllo totale di OASIS. Ma per sbloccare l’easter egg servono tre chiavi nascoste all’interno dei mondi di Oasis e questa situazione attira tantissimi Gunters (da egg hunter, “cacciatori di uova”) tra i quali il giovane Wade Watts (interpretato da Tye Sheridan) con il suo avatar “Parzival”.

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Un’immagine tratta da “Ready Player One”

Il collasso della civiltà futura è, al tempo stesso, una forza emancipatoria e autoritaria, pura e anomala, dolce e corrosiva. Il mondo virtuale creato da Spielberg, anche se si tratta solo di pop-up fuori dallo schermo, non è un luogo emotivamente strutturato. Visivamente ci troviamo di fronte ad un film compiuto, anche se ipnotico, nel senso che ne veniamo coinvolti più di quanto ci sia possibile in effetti esserlo (..ma questo se ci pensiamo un attimo è molto coerente proprio con la dimensione del videogioco..).

La nuova sintassi del Digital Cinema e il richiamo analogico del punto di vista del Cinematographer

Girare un film con il processo di acquisizione delle immagini rende il lavoro del Cinematographer molto “meno creativo” di quanto accada su di un vero set: questo almeno è il pensiero di Janusz Kaminski, due volte premio Oscar Best Cinematography.

“I cinematographers stanno perdendo il controllo delle loro immagini nell’era del Digital Cinema. Penso che sia un errore cioè che alcuni progetti di motion capture vengano realizzati recuperando tutti i dati immagazzinati e che solo successivamente si cerchi di capire dove si possa trovare l’obiettivo, la macchina da presa. Questo non è più cinema: il cinema è quando decidi un punto di vista e poi, rispetto a quel punto di vista, metti tutto in scena.”

Digitale e Reale: dove si trova il confine?

Il film è stato realizzato grazie al voluminoso contributo della ILM (Industrial Light & Magic), la società di visual effects della Lucasfilm Ltd. “C’è un momento in cui ‘Parzival’ è nel mondo reale con ‘Halliday’”, dice Roger Guyett, VFX supervisor. “È ambiguo. Si tratta di un personaggio digitale nel mondo reale? O è in OASIS? L’immagine CGI può essere manipolata, partendo dal set, con una serie infinita di possibilità, fino al processo di aggiunta degli effetti visivi. E’ stato il DoP Janusz Kaminski con la sua luce a dare ad ogni scena una qualità diversa. Così come Spielberg, era fortemente consapevole del risultato finale.”

Gli artisti della ILM hanno creato il mondo della realtà virtuale di OASIS, mentre gli artisti di Digital Domain hanno creato gli effetti visivi per il mondo reale fuori dal mondo di OASIS e organizzato le sessioni di cattura della performance dei motion capture. ILM inoltre ha fornito il rendering di Parzival a Digital Domain che ne ha creato l’effetto di proiezione volumetrico.

Aiutato dal suo inseparabile collaboratore Janusz Kaminski, e dallo scenografo Adam Stockhausen, Spielberg trasforma dunque un vasto paesaggio virtuale di combattimenti di avatar in un vivace parco tematico pop-culturale, un museo interattivo di intrattenimento della fine del XX secolo, in un labirinto citazionistico (iperdenso e forse un po’ di nicchia) fra preoccupazioni di culto e richiami di grande successo.

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Steven Spielberg con Janusz Kaminski sul set)

Spielberg carica ogni fotogramma di informazioni senza per questo mai perdere la chiarezza e il ritmo della storia: una su tutte, la scena omaggio a ‘Shining’ di Stanley Kubrick. Sono stati usati i frame originali del film del 1980 e poi, con l’intervento dei VFX, le gemelline dell’Overlook Hotel hanno potuto interagire con i personaggi virtuali di Oasis.

Controcampo e live action: il grande contributo espressivo della pellicola

La parte live action è filmata in pellicola (è stata usata sia pellicola Kodak Vision 3 250D-5207 – ovvero la cosiddetta pellicola per esterni/luce naturale – sia la Kodak Vision 3 500T-5219 – ovvero la cosiddetta pellicola per interni/luce artificiale). La pellicola e gli obiettivi usati, con i tipici flare orizzontali dell’anamorfico, marcano stilisticamente il look.

Gli obiettivi della Panavison rendono infatti tutto molto ovattato, soft focus. Ci riportano alla luce della Hollywood degli anni ’80, per capirci all’immagine creata da Dean Cundey, il cinematographer di ‘Ritorno al futuro’ – film prodotto dallo stesso Spielberg – e alla presenza nel film della DeLorean DMC 12, l’automobile che l’avatar Parzival usa per muoversi dentro Oasis (anche se il film di Robert Zemeckis fu girato con obiettivi sferici).

Con la pellicola il lavoro del cinematographer è molto più vivo e sensibile e l’opera di Kaminski fa sentire tutto il carico del suo contributo. “La cinematografia è una delle professioni che ti permette di dire al mondo chi sei. Stai lavorando con la luce e l’oscurità… Se vuoi sapere qualcosa su di me, guarda i miei film. Sono davvero un riflesso di chi sono io. Sono felice, sono scuro, sono distratto, sono serio.” 

( a cura di Alessandro Bernabucci, Education Manager SHOT Academy – Formazione professionale per il Cinema, Roma)

READY PLAYER ONE (2018)

Director: Steven Spielberg

Cinematography: Janusz Kaminski

Technical specifications:

  • Camera: Arri Alexa Plus; Panavision Panaflex Millenium XL2;
  • Lenses: Panavision Primo C Series, Panavision Anamorphic E Series, Panavision Anamorphic T Series, Panavision Anamorphic Wide-Angle Zoom (AWZ2), Panavision Anamorphic Telephoto Zoom (ATZ),
  • Negative format: 35 mm (Kodak Vision3 250D 5207, Vision3 500T 5219)
  • Cinematographic Process: ARRIRAW (2.8 K)
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La locandina del film
Per approfondimenti:

 

SHOT Academy è un centro di formazione professionale dedicato alla ripresa cinematografica e al mestiere del direttore della fotografia, in grado di offrire ai propri corsisti la possibilità di lavorare con gli stessi mezzi tecnici utilizzati dalle produzioni cinematografiche italiane e internazionali

 

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