Un ‘lighting architect’ per costruire la luce

‘lighting
Livorno, Centro Commerciale ‘Fonti del Corallo’ (courtesy photo: Dario Tettamanzi, per Lombardini22)

Fra i grandi studi di architettura e progettazione italiani, esistono realtà che hanno saputo realmente tradurre in chiave multisciplinare la gestione del loro lavoro sulla linea di autorevoli esempi d’oltremanica.

È il caso di Lombardini22 e del suo peculiare approccio alla luce 

 

Il tema della luce e del lighting design è una realtà che inizia ad essere anche ‘fisicamente’ presenza attiva nell’ambito dei più grandi studi di architettura e progettazione e per questo motivo abbiamo incontrato l’arch. Andrea Cacaci, che all’interno di Lombardini22 opera con le sue competenze lighting nel contesto del dipartimento Atmos Building Physics, dedicato ad una progettazione globale e olistica degli spazi.

Per una progettazione multiautoriale a 360°

‘lighting
Andrea Cacaci, Lighting Architect (courtesy photo: Physics – Lombardini22)

L’attività di Lombardini22 è espressione complessa e articolata di un network di competenze professionali e progettuali capaci di offrire sempre risposte coerenti alle differenti domande poste dal mercato immobiliare. Potresti delineare brevemente come siete arrivati ad aggregare il vostro attuale organigramma e qual è l’evoluzione futura del vostro studio?

Fin dalla sua fondazione Lombardini22 ha puntato su una progettazione multiautoriale, basata su un’attività di analisi e consulenza strategica pre-progetto, sviluppata da professionisti altamente specializzati in tutte le discipline dell’architettura, dell’ingegneria, del marketing e della comunicazione.

Attualmente la società di progettazione opera a livello internazionale attraverso sei brand: L22, dedicato all’architettura e all’ingegneria; DEGW, società di prima grandezza nel settore del workplace; FUD, specializzato in comunicazione e branding; Eclettico Design, specializzato in luxury design per ospitalità; CAP DC Italia, specializzato nella realizzazione di data center e Atmos, di cui faccio parte, il nuovo brand specializzato in Building Physics.

Atmos diretta da Emanuele Siciliano ingloba competenze multidisciplinari che vanno dalla progettazione lighting a quella acustica, dalla personalizzazione olfattiva degli ambienti alla modellazione sonora di uno spazio.

Attraverso un uso creativo e strategico di strumenti analitici avanzati, soluzioni e metodi definisce la progettazione di edifici e ambienti confortevoli da occupare con l’obiettivo di generare esperienze, suggestioni e sensazioni diverse, a seconda della funzione dello spazio.

Il ricorso a differenti approcci combinati fra loro e al saper leggere gli ambiti peculiari si declina ad esempio in un intervento di riqualificazione nel tessuto storico urbano: è il caso del vostro lavoro per l’edificio in Via Fatebenefratelli 14. Vuoi raccontare ai nostri lettori quali sono stati i contenuti tecnici, architettonici e le specificità in termini di scelte – anche legate all’illuminazione – per questo edificio ?

Il rinnovato edificio situato al civico 14 di Via Fatebenefratelli 14 a Milano è risultato della radicale ristrutturazione edile e impiantistica condotta con criteri progettuali evoluti.

L’edificio, risalente agli anni ’40 e parte di una cortina edilizia a vocazione residenziale con facciate rivolte a nord (principale) e a sud (secondaria), è a destinazione d’uso terziaria; è stato ristrutturato, sopraelevato e adeguato sismicamente.

‘lighting
Milano, edificio in Via Fatebenefratelli 14 (courtesy photo: Carlos Tettamanzi, per Lombardini22)

L22 Urban & Building e L22 Engineering & Sustainability hanno collaborato nella realizzazione dell’intero sviluppo progettuale (architettonico, strutturale, impiantistico) in ambiente BIM, dal preliminare all’esecutivo, occupandosi anche delle pratiche amministrative, della direzione dei lavori e del coordinamento della sicurezza.

Per l’utilizzo di tecniche avanzate e di software di simulazione per la stima e l’ottimizzazione delle performance energetiche e di comfort dell’edificio, il progetto ha vinto il premio BSA promosso dalla sezione italiana dell’International Building Performance Simulation Association.

La riqualificazione energetica ha costituito il principale obiettivo del committente, interessato a riposizionare l’immobile sul mercato anche attraverso il radicale restyling architettonico e l’inserimento di dotazioni tecnologiche e impiantistiche contemporanee, secondo i criteri di sostenibilità previsti dal protocollo LEED BD+C Core & Shell v. 2009 (rating Platinum).

Progettare i rapporti fra luce naturale e artificiale nel Retail

Un altro asset strategico nel quale si articola la Vostra attività si muove in ambito Retail, dove sono diverse le realizzazioni e i progetti che identificano la Vostra filosofia. Un esempio interessante in questo caso ci sembra quello del progetto di restyling del Centro Commerciale Fonti del Corallo a Livorno, ricco di contenuti sul piano dell’Interior Design, delle soluzioni architettoniche e dei sistemi di illuminazione adottati.

L’obiettivo del progetto di restyling del Centro Commerciale Fonti del Corallo di Livorno è stato quello di riconnotare gli ambienti pubblici del centro, generando una migliore
fruizione degli spazi.

La caratterizzazione progettuale del centro ha preso spunto dal nome: Fonti del Corallo, stabilimento termale realizzato nei primi anni del Novecento, che diede grande risalto turistico alla Livorno di quegli anni, edificio un tempo celebre per la magnificenza dell’architettura, caratterizzato da uno stile Liberty ricco di assonanze con il mondo vegetale.

Il concept per il restyling prende spunto da questo legame con la natura e trasferisce l’elegante armonia dei petali di un’orchidea, presente nei fregi dell’edificio termale, in una grafica stilizzata che rappresenta il fil rouge dell’intero progetto.

‘lighting
Il progetto della luce nel Retail. Livorno, Centro Commerciale ‘Fonti del Corallo’ (courtesy photo: Dario Tettamanzi, per Lombardini22)

Per quanto riguarda l’illuminazione il principale tema di progetto è stato il rapporto tra luce naturale e artificiale. Le grandi vetrate portavano all’interno quantità incontrollate di luce solare con problemi di eccessivo irraggiamento e uno sbilanciamento di luminosità con le aree non esposte.

Si è lavorato quindi sul filtraggio della luce naturale creando giochi di luce e ombra. Al contempo si è aumentata l’illuminazione in tutte le altre aree seguendo due logiche, la “luce non vista” e “la luce visibile”. La “luce non vista” è luce tecnica, con sorgenti nascoste o mascherate che portano a terra la luminosità necessaria per lo svolgimento delle attività. Alla “luce visibile” è stato dato il ruolo di mostrarsi e apparire.

Dall’ergonomia avanzata negli uffici alla luce come esperienza immersiva

Il contesto della progettazione dei luoghi di lavoro vi vede particolarmente presenti come Studio, anche in collaborazioni molto importanti e articolate come quella sviluppata dalla vostra divisione DEWG con Allianz Milano, dove il workplace management si unisce alla progettazione illuminotecnica e acustica degli spazi e alle logiche dell’Interior Design.

Lombardini22 attraverso DEGW è molto attiva nella progettazione del mondo office, per quanto riguarda il fit out, l’interior design, la consulenza sui metodi di lavoro e la consulenza in ambito workplace change management.

DEGW si avvale naturalmente della collaborazione delle altre realtà presenti in Lombardini22. In particolare di FUD che si occupa di segnaletica, grafica e branding all’interno degli spazi uffici e di Atmos coinvolta sempre più con l’obiettivo di migliorare la qualità degli ambienti puntando sul comfort acustico e a una calibrata illuminazione degli spazi.

Tanto più in superfici open space e con grande quantità di luce naturale, come la sede di Allianz Milano in cui l’intera progettazione è stata studiata all’insegna della trasparenza, della flessibilità e dell’ergonomia.

La progettazione integrata della luce secondo un approccio HCL Human Centric Lighting insieme all’attenzione verso la percezione dello spazio in relazione alla nostra interazione dinamica con gli ambienti dell’architettura, è l’ambito nel quale si muove il lavoro del vostro dipartimento Atmos Building Physics. Su questo versante, quali sono state le esperienze progettuali recenti più interessanti che hanno visto centrale il tema della luce?

Tutte le ricerche e le innovazioni tecnologiche, anche le più stimolanti, devono passare sotto le forche caudine del “budget”. Qualsiasi novità richiede tempo per poter essere digerita dal mercato.

A fronte delle molteplici proposte e sollecitazioni sono ancora pochi i progetti su cui si sta lavorando con un approccio improntato all’HCL. Oltre ad Atmos all’interno di Lombardini22 c’è anche il dipartimento chiamato Tuned che segue e sviluppa le ricerche sulle neuroscienze applicate all’architettura.

Ed è appunto Tuned il motore che traina gran parte dei progetti in cui prende vita la progettazione dell’illuminazione di stampo circadiano. Non solo la luce e l’acustica sono coinvolte in questi progetti: si tratta di vere e proprie esperienze immersive che portano al loro interno l’architettura, l’Interior Design, il colore, il suono e anche il progetto delle profumazioni degli ambienti. I primi progetti su cui stiamo lavorando con questa metodologia sono una sede aziendale e un centro commerciale, entrambi a Roma.

Per un nuovo approccio al lighting design/L’attenzione alle nuove tecnologie

Il caso di Lombardini22 rappresenta un esempio interessante e per certi versi inedito dal punto di vista dell’interazione fra competenze, e anche sul piano dello sviluppo dei progetti la presenza operativa interna e integrata del lighting designer aggiunge parole nuove all’attività di uno studio di architettura e progettazione.

Il vostro modus operandi sembra essere naturalmente già organizzato secondo una logica collaborativa super partes fra i diversi dipartimenti operativi dello Studio. In questa direzione, come si articola oggi al vostro interno la relazione tipica esistente fra architetto e lighting designer, su quali polarità e orientamenti comuni e su quali linee di ricerca?

Nel nostro modus operandi la bipolarità schematizzata si arricchisce con una terza figura: l’ingegnere. Soprattutto con l’arrivo delle certificazioni di sostenibilità ambientale (LEED, BREEAM e WELL) la filiera del progetto si allarga anche ad altre professionalità con competenze complementari.

L’illuminazione riveste una voce importante nei consumi globali di un edificio e va messa a regime, da qui il coinvolgimento di professionisti che sappiano dire la loro nell’ambito del progetto illuminotecnico: in Lombardini22 abbiamo creato il termine “lighting architect”, termine che sposta la luce ad un livello strutturale, quale vera componente costruttiva dell’architettura.

‘lighting
Alcuni disegni di studio per soluzioni di illuminazione (courtesy: Andrea Cacaci – Lombardini22)
‘lighting
(courtesy: Andrea Cacaci – Lombardini22)

Dal vostro osservatorio operativo, come valutate l’evoluzione futura del mercato e delle soluzioni tecniche legate al lighting nell’ambito dell’architettura?

Dai LED in poi il mondo del lighting si è spostato sempre di più verso un controllo nel dettaglio di tutti gli aspetti dell’illuminazione. Oggi siamo in grado di ritagliare in modo quasi sartoriale la luce su di noi.

Per rimanere nella metafora è come se stessimo passando dal mondo del “preta-porter” all’“haute couture”. Fresco di mercato è lo sviluppo di sistemi con lenti a cristalli liquidi con ottica variabile, in grado cioè di modificare l’apertura di fascio tramite un input digitale, senza nessun sistema meccanico: la transizione da un’emissione concentrata a una ampia avviene in modo graduale attraverso tutti i passaggi intermedi.

Altra novità è la possibilità di regolare da remoto il puntamento del fascio. L’incontro di questi sistemi con la già diffusa variabilità dei flussi e delle temperature di colore ci permette di estendere il controllo sia spazialmente sia temporalmente.

La nuova frontiera del controllo della luce via Bluetooth rende superfluo l’accesso fisico agli apparecchi; una volta installati il “lighting architect” si trasforma in una sorta di “domatore di fotoni”: uno schiocco di frusta (due tocchi sullo schermo dello smartphone) e faccio fare alla luce tutte le ‘giravolte’ che voglio…

‘lighting
Interior Design e Lighting per la nuova sede dell’Inter (courtesy photo: Marco Capppelletti, per Lombardini22)

A proposito di formazione dei progettisti

L’ultima domanda è sul tema della formazione. Sempre con riferimento al lighting design, come approcciate all’interno della Vostra attività le scelte in materia di formazione e aggiornamento e le competenze dei progettisti e come valutate il livello formativo dei nostri atenei universitari?

Lombardini22 è molto attiva in ambito formazione, sia in modo informale attraverso corsi interni per i professionisti che lavorano all’interno dello studio, sia in maniera sempre più strutturata.

‘lighting
Lombardini22. Un’immagine d’insieme del grande gruppo di lavoro (courtesy: Lombardini22)

La società si sta accreditando al Consiglio Nazionale degli architetti per organizzare corsi con la possibilità di erogare crediti formativi.

Inoltre è attiva la collaborazione con il mondo accademico.

Ricordo il primo master di neuroscienza applicata all’architettura organizzato allo IUAV di Venezia con il contributo fattivo di Lombardini22 e la collaborazione con il Politecnico di Milano, in particolare con il Master in Lighting Design.

(a cura di Massimo Maria Villa)

MAGGIORI APPROFONDIMENTI SULL'ARGOMENTO