Casa Farfaglia: un monolite centenario presente da sempre

Scaduto
BRAND ILLUMINAZIONE DESIGN

Casa Farfaglia di Studio GUM si trova a Testa dell’Acqua, piccolo borgo nei pressi di Noto.
Il progetto ha previsto la riconversione di un immobile, uno dei tanti esempi di architetture a servizio del fondo agricolo sparse sul territorio della Val di Noto, in residenza privata per una giovane coppia con due figlie e una dependance per uso turistico.

Queste abitazioni assolvevano contestualmente a una duplice funzione primaria per la famiglia: era difatti al contempo luogo di lavoro legato all’agricoltura e all’allevamento di bestiame e residenza per brevi o lunghi periodi.

Casa Farfaglia, costituita da un nucleo originario (con base di 9x12 m) con un tetto a doppia falda, presenta due varchi di accesso a est e piccole bucature a ovest; un ulteriore volume della stessa larghezza della fabbrica, posto sul lato sud, accoglieva la stalla, con due accessi a sud e un grande varco per l’ingresso del bestiame a est. Sul lato nord, cieco, vi sono l’abbeveratoio e la grande cisterna che si estende sotto parte della casa.

Il caseggiato dall’800 fino ai primi anni del ‘900 accoglieva un frantoio per la produzione di olio e stalle per il bestiame e diviene casa di villeggiatura fino agli anni ’50, lasciando invariata la divisione interna originaria: zona di lavoro a piano di campagna e soppalchi in legno dove riposare e stipare la paglia.

Il progetto di Studio GUM
La volontà di Studio GUM è stata sin da subito quella "conservare intatte le peculiarità della struttura che nel corso degli anni l’hanno resa un tutt’uno con il contesto paesaggistico che la circonda. Quasi un punto di riferimento geografico per tutte le persone che vivono in quell’area da generazioni, un monolite centenario presente da sempre".

"Dovendo affrontare le esigenze strutturali e di messa in sicurezza dell’edificio, si è presentata la difficoltà di far dialogare i nuovi interventi con la preesistenza, senza perdere la patina del tempo che negli anni ha ricoperto l’involucro esterno.
In questo senso, il controverso obbligo di realizzare il cordolo in C.A è stato l’elemento che ha permesso l’integrazione, ma allo stesso tempo uno stacco quasi temporale, tra le falde di nuova fattura e le mura perimetrali vecchie più di 150 anni.
Affascinati dalla bellezza delle case di campagna abbandonate e dirute, le cui sommità delle murature sono spesso invase dal verde spontaneo, che le integra maggiormente con il contesto, abbiamo ideato un elemento in acciaio nero ossidato con una triplice funzione: schermare il cordolo in C.A, permettere il deflusso delle acque piovane delle falde (grondaia) e accogliere una tasca per la piantumazione del verde.

Gli interni seguono lo stesso approccio progettuale: sono stati mantenuti gli schemi funzionali distribuitivi originari se pur adattati alle nuove esigenze abitative e tecnologiche.
Gli ambienti sono spartani e privi d’inutili decori, pochi i materiali inseriti e prevalentemente riutilizzati quelli di recupero".

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