Gloriette Guesthouse: un viaggio nel tempo

La Gloriette Guesthouse progettata da noa* si collega alla tradizione di case di villeggiatura e alberghi dell’Altopiano del Renon, in Alto Adige.

Sulla montagna amata dai bolzanini, lo studio di Lukas Rungger e Stefan Rier, ha realizzato un edificio in cui città e campagna si fondono.

Dopo la completa demolizione del piccolo hotel Bergfink, è stato costruito al suo posto un nuovo gioiello architettonico. La Gloriette Guesthouse è un volume solitario, inserito nel paesaggio circostante, e si ispira all’elegante carattere senza tempo dello stile Liberty, in cui l’architettura urbana viene trasportata sul Renon in forma semplificata, ma senza rinunciare completamente al lusso e al comfort: armonioso, classico, semplice, ma non sobrio.

Per noa* era importante incorporare nel progetto gli elementi ricorrenti dell’architettura locale, come gli archi in facciata o il tetto a padiglione tradizionale negli edifici di Soprabolzano. Anche il rombo doveva avere il suo posto. Un tipico elemento decorativo che si può vedere nelle numerose logge delle tante case cantoniere presenti lungo la ferrovia del Renon, che collega tra loro le stazioni di villeggiatura.

L’approccio olistico al progetto è chiaramente riconoscibile: numerosi dettagli attraversano l’intero edificio come un filo conduttore. Interessante è per prima cosa la posizione dell'hotel, che si adatta in modo raffinato alla topografia.
Sul garage, sopra cui si sviluppa il volume con un totale di 25 camere, di cui 7 suite-giardino, si estende un parco di cui possono godere direttamente gli ospiti. Sopra si trova l’area pubblica composta da reception, lobby e ristorante con terrazza.

Pianta e involucro dialogano tra loro: ciò che si nasconde dietro la facciata può essere leggibile già all’esterno in modo univoco, ma senza rivelare troppo ciò di che c'è all'interno.
Nei tre piani superiori si trovano le camere per gli ospiti e alle estremità le suite, chiaramente riconoscibili dagli erker (bow window) che segnano accenti architettonici decisi sull’involucro.

In facciata partendo dal piano terra, dove in prossimità degli spazi comuni è presente un doppio arco, si sviluppa ai piani superiori, in modo conciso, una successione di archi simmetrica scelta per rendere visibile la qualità degli spazi esterni. Proprio in questa zona dietro gli archi si fondono interno ed esterno - i balconi fungono da collegamento e le vetrate senza telaio rafforzano questo effetto: la stanza si prolunga visivamente sotto la balaustra. Vetri neri specchiati favoriscono la relazione con il paesaggio e vengono utilizzati come pareti divisorie per i balconi. Nella parte superiore, con il tetto a padiglione impostato come fosse un corpo a sé stante, si trova l’area wellness dell’albergo.

Evidente emerge anche qui l’elemento dell’arco come un guscio aggettante color bronzo, che sfonda l’involucro del tetto e – posizionato asimmetricamente – pone un accento dinamico sull’intero edificio. È questo sicuramente il maggiore highlight, visibile anche da lontano: il cilindro che attraversa il tetto a padiglione e che contiene la stravagante piscina esterna a sbalzo.

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