High Street House, a Londra il co-living per 'lavoratori nomadi'

Ph. Nicholas Worley

Ph. Nicholas Worley

Il fenomeno dello smart working, che caratterizza fortemente il tempo che stiamo vivendo, ci ha messo difronte ad un ripensamento della convenzionale e netta divisione tra spazi destinati a lavoro e quelli destinati invece alla vita privata.

E se i co-working sono ormai roba del passato, da Londra a New York prendono sempre più piede i co-living, spazi che non solo soddisfano le esigenze di utilizzo di un ufficio condiviso, sale riunioni ed un wifi, ma che forniscono anche lo spazio in cui vivere e socializzare al di fuori delle ore lavorative.

Lo sanno bene i fratelli Tom e James Teatum, i quali, tramite la loro società Noiascape, una agenzia che realizza progetti ibridi per affitti urbani, sia a breve che a lungo termine, hanno firmato il loro nuovo edificio di co-living nella zona ovest di Londra chiamato High Street House. Qui i residenti possono accedere a spazi per vivere, lavorare, imparare e socializzare.

Con i suoi spazi colorati dal design super contemporaneo, la High Street House offre alloggi privati collegati ad una serie di spazi condivisi. Al piano terra vi è una co-working lounge e un'area eventi, collegata ai corridoi attraverso ampie superfici vetrate.
Al centro del piano una scala in acciaio che sfrutta al massimo il suo minimo ingombro incorporando all'interno di essa una micro-libreria. Tutti gli appartamenti sono dotati di arredi salvaspazio e flessibili che consentono agli spazi di mutare forma e offrire agli ospiti la libertà di creare diversi layout spaziali cuciti sulle esigenze quotidiane individuali.

E quindi, quali saranno gli scenari abitativi del prossimo futuro post-pandemico? La domanda cambierà? Forse si preferiranno residenze con spazi più complessi che consentano di svolgere più attività diverse nello stesso momento con modalità nuove di abitare quali, ad esempio, il Co-living.

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