Il Ristorante Bolle firmato Marco Acerbis

In uno dei capannoni dell'azienda Pentole Agnelli, completamente ricostruito, trova spazio il nuovo showroom e il Ristorante Bolle dello chef Filippo Cammarata.

L'intero progetto architettonico e di interior design è a cura dell'architetto Marco Acerbis che ha interpretato l'esigenza della committenza di presentarsi al pubblico non solo con un nuovo spazio per la vendita, ma con un luogo che fosse un'esperienza di qualità nel mondo dell'alta cucina. La fabbrica si apre così alla comunità, riqualificando anche la zona industriale.

“Qui dove la materia si trasforma in emozione. Questa è stata la riflessione che ho fatto agli inizi del percorso intorno a cui la progettazione del ristorante è nata e si è sviluppata. La grande lezione degli chef è proprio quella di trasformare la materia in qualcosa di molto superiore che non solo contribuisce al farci star bene fisicamente, ma anche psicologicamente. La grande cucina è fatta anche di grandi emozioni. Nasce così un progetto architettonico fortemente materico, dove la scatola e la pelle del manufatto edilizio traspirano di sensazioni che sono trasmesse al visitatore sotto forma di emozione, sorpresa e desiderio di scoperta”. Marco Acerbis

Una facciata che colpisce per la matericità e per il contrasto tra pieni e vuoti svetta per 10 metri lungo la strada, pur mantenendo il linguaggio e le proporzioni della tipologia del capannone industriale. Marco Acerbis ricostruisce interamente il volume architettonico con un sistema in calcestruzzo prefabbricato, dal quale separa visivamente e strutturalmente la palazzina dello showroom e del ristorante. L'involucro presenta un rivestimento argentato, realizzato con uno speciale intonaco steso e lavorato a mano, che richiama l'idea dell'alluminio, materiale alla base delle imprese della famiglia Agnelli. I motivi circolari dell'intonaco, uniti a oblò dai diametri variabili, si contrappongono all'ampia superficie vetrata della facciata: una sorta di timpano a tutt'altezza da cui si accede agli spazi aperti al pubblico.

“La pelle esterna, caratterizzata da una decorazione manuale che ricorda il mondo dei fossili, dei metalli sciolti, dei grandi movimenti terresti è il primo segno che la materia si muove e si trasforma. Qui, con un disegno ideato da me, ma lasciata alla mano del decoratore, la materia si plasma e crea quel particolare equilibrio tra istinto e razionalità”.

L'interno mostra un'estetica “maschile” e minimale, con chiaroscuri netti, scaldati da pochi accenti in teak. “I materiali sono semplici e dai colori neutri, cemento chiaro e ferro cerato, che proprio nel loro essere così diversi si attraggono e si respingono in un equilibrio di forze”.

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