'Resto qui, nel mio ufficio in casa'

Si svuotano gli uffici e si riempiono le case. In questi mesi critici di l'epidemia di Coronavirus ha inesorabilmente accelerato l’attività da remoto, svuotato le stanze dei nostri uffici e messo in crisi il concetto di ufficio tradizionale.

Con milioni di persone in tutto il mondo che lavorano da casa a seguito delle misure di contenimento dell'epidemia da Covid-19 sempre più restrittive, la domanda risuona dalle case dei lavoratori di tutto il mondo: è questo l'inizio della fine della tradizionale tipologia di ufficio?

Dall'inizio di febbraio, milioni di impiegati cinesi lavorano da casa, mentre Amazon, Facebook, Google e Microsoft hanno ordinato ai propri dipendenti di lavorare da casa all'inizio di marzo.
Per tutto il mese di febbraio, 77 società pubbliche sul mercato azionario globale hanno usato l'espressione 'Home working' e 'Smart working' nelle proprie comunicazioni pubbliche: in aumento rispetto alle cinque del mese precedente e molto più del precedente record di 11 segnato nel 2018.

La situazione di emergenza causata dal coronavirus non distruggerà irreversibilmente il concetto dell'abitare e del costruire i tradizionali edifici per uffici, tuttavia, stiamo inconsapevolmente assistendo ad un esperimento senza precedenti che ci costringe ad una riflessione globale sulla stretta definizione di 'luogo del lavoro' e sui pro e i contro di pratiche rivoluzionarie come il telelavoro.

Proprio in questi giorni in cui il le piattaforme social e gli streaming affermano sempre più la propria preminenza a discapito dei luoghi di incontro fisici, il rischio è quello vivere un esperienza di lavoro individualizzata e alienante.
Ma quando - si spera il prima possibile - la crisi si sarà placata e ricominceremo a correre, quando le imprese, le città e le aziende torneranno alla 'normalità', si riprenderà con una maggiore consapevolezza di un lavoro senza barriere e di nuove modalità di organizzazione.

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