Riaperta al pubblico la spettacolare Cisterna Basilica di Istanbul

Scaduto
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Ha riaperto al pubblico il 22 luglio scorso a Istanbul la più grande cisterna sotterranea di epoca bizantina ancora conservata in città, la Cisterna Basilica (in turco Yerebatan Sarnici, "palazzo sommerso"), il cui ingresso si affaccia sulla piazza di Santa Sofia.

Il progetto di completo restauro e consolidamento è stato intrapreso dal Dipartimento dei Beni culturali della Grande municipalità di Istanbul (IBB). A firmare il nuovo percorso di visita e il rinnovato sistema di illuminazione una collaborazione italo-turca fra lo studio Atelye 70 di Istanbul e gli studi romani Insula architettura e ingegneria e Studioillumina.

L’intervento
Gli architetti sono intervenuti con un disegno minimale che, insieme al nuovo progetto di illuminazione, esalta la bellezza del palazzo sommerso.
L’incarico è stato conferito alla fine del 2020 e il cantiere è stato portato a termine in 8 mesi: è stata demolita la vecchia passerella in calcestruzzo e riprogettato l’itinerario di visita che si sviluppa su una superficie di 1.400 metri quadri.
Il nuovo camminamento (con un’ampiezza variabile da 1,3 a 3 metri) si snoda su leggere passerelle metalliche che sostituiscono le pesanti strutture antecedenti e che sono più prossime alla base del monumento. Il visitatore si trova così a camminare quasi sul pelo dell’acqua e ad ammirare la bellezza e la piena altezza delle volte sovrastanti.

Il progetto originario
La Cisterna Basilica di Istanbul risale all’epoca dell’imperatore Costantino, ampliato nel 532 dall'imperatore Giustiniano (527-566), durante il periodo d’oro dell’Impero Romano d’Oriente. Un’architettura ipogea, con una superficie di circa 140 metri per 70 di ampiezza, scandita da 336 colonne alte 9 metri disposte su dodici file e distanziate l'una dall'altra di 4,80 metri. La monumentale opera idraulica che forniva acqua al palazzo imperiale e ai luoghi limitrofi, dimenticata per tutto il Medioevo, è stata poi riscoperta per caso nel XVI secolo.
Aperta al pubblico nel 1987, ha raggiunto nel corso degli anni numeri di visitatori paragonabili a quelli del Louvre e del Colosseo per i rispettivi paesi, diventando uno dei monumenti più iconici da vedere anche durante una breve permanenza nella capitale culturale della Turchia, è stata poi chiusa recentemente per permettere i necessari lavori di restauro e manutenzione.
I muri perimetrali che racchiudono questo spazio sorprendente di quasi 10mila metri quadri di superficie sono mattoni murati con malta impermeabile ed hanno uno spessore di ben 4 metri.

Il progetto di illuminazione
Aspetto fondamentale dell’intervento è l’introduzione di un nuovo concetto di illuminazione, sviluppato da StudioIllumina e realizzato su sua indicazione dalla azienda turca TEPTA Lighting, dove sono stati utilizzati oltre 750 differenti corpi illuminanti.
Dal punto di vista concettuale, la narrazione della luce prevede diversi scenari percettivi.
Il percorso di andata è come un addentrarsi in una foresta svelata solo dal controluce ed è ispirata dal mondo antico delle miniature. Un omaggio al mondo orientale, in cui la prospettiva non ha un’importanza centrale, ma tende, invece, a scomparire per lasciare spazio al disegno e alle forme. In quest’ottica l’ingresso nella “selva” è affiancato da un elemento bidimensionale che accompagna il visitatore alla scoperta di un luogo senza tempo. Come nell’esperienza dei primi esploratori: ovvero un solo proiettore a fascio ellittico, posizionato dalla parte opposta rispetto alla direzione di percorrenza, che illumina dal basso ogni singola colonna. L’utilizzo di una diminuzione graduale dei livelli di luminosità a mano a mano che ci si addentra nello spazio sotterraneo, porta l’esperienza del visitatore verso un’esplorazione quasi archeologica e più personale della cisterna.

Le colonne con le teste di Medusa rappresentano la fine del viaggio di andata e l’inizio del viaggio di ritorno. Qui avviene la transizione fra il mondo orientale (stadio sottile) e il mondo occidentale (stato di luce materica). E qui, in un luogo di sospensione e di riflessione, il visitatore tornerà indietro, dopo essersi soffermato sulle due figure mitologiche le cui teste rovesciate sembrano rappresentare simbolicamente il fluire della vita. Da questo momento in poi il mondo bidimensionale si interrompe per lasciare spazio a quello tridimensionale, che svelerà la Cisterna nel suo lato strutturale e più architettonico. A metà del percorso ed in maniera inattesa e suggestiva la cisterna si tinge delle atmosfere caratteristiche della Turchia, trascolorando da acquamarina ad ambra. Il viaggiatore, a questo punto, è trasformato e porta con sé l’essenza della percezione cromatica dell’esperienza raggiunta. Le cromie sono quelle della zultanite, la gemma anatolica che cambia il suo colore, passando da vibrazioni turchesi acquamarina, se sottoposta alla luce naturale, fino al color ambra, se esposta alla tremula luce di una fiaccola.

 Cisterna Basilica
 
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