Come cambia l’illuminazione pubblica: dai primi lampioni del passato alla città ultra-connessa

Breve cronistoria tecnologica dell’illuminazione, dalle prime lampade a olio fino agli attuali sistemi a Led. Oggi le reti di illuminazione pubblica possono essere molto più di semplici fonti di luce, grazie all’arrivo di lampioni smart che lavorano in ottica IoT

L’invenzione della prima lampada rudimentale, secondo le ricostruzioni storiche, risale grossomodo a 70mila anni fa. Inizialmente si trattava di semplici involucri resistenti al calore riempiti con materiale organico (di solito grasso animale), a cui poi si dava fuco. Solo successivamente furono aggiunti gli stoppini per controllare la velocità di combustione. Circa 6mila anni fa fu realizzata la prima lampada a olio, mentre 5mila anni fa presero forma le prime candele, e da allora l’illuminazione domestica e pubblica è evoluta in un lungo percorso di continue innovazioni.

Dobbiamo attendere fino al Diciottesimo secolo per l’invenzione del primo bruciatore centrale per le lampade a olio, fondamentale per regolare la velocità di combustione e quindi l’intensità dell’illuminazione. Nascono così le prime forme di illuminazione pubblica delle strade, ovviamente non centralizzate e che richiedevano l’accensione e lo spegnimento manuale di ciascun punto di luce.

Dopo la tecnologia a olio fu il momento della combustione a gas, con lampade che per la prima volta iniziarono a somigliare agli attuali lampioni cittadini. E con sistemi che, finalmente, potevano essere gestiti in maniera centralizzata, proprio come accadde per la prima volta a Parigi nel 1825.

Nel corso del Diciannovesimo secolo però cambia tutto, di nuovo. L’arrivo delle lampadine elettriche rivoluziona tutta l’illuminazione privata e pubblica: una tecnologia che oggi definiremmo disruptive. Così New York, seguita a ruota anche da Torino e Milano, diventa la prima città illuminata con lampioni dalla forma analoga a quelli moderni.

Però la storia non finisce qui.
Il Ventesimo secolo vede non solo lo sviluppo di innumerevoli soluzioni tecniche e ingegneristiche per lampadine e bulbi luminosi che sfruttano l’elettricità, ma soprattutto la creazione – nel 1927 – del primo Led da parte di Oleg Losev.
La tecnologia dei diodi a emissione luminosa ha intrapreso un cammino che da allora non si è ancora arrestato, e il processo di ingresso dei Led nei sistemi di illuminazione è ben lontano dalla conclusione.
Sebbene i Led siano migliori di tutti i sistemi di illuminazione precedenti sia dal punto di vista dell’efficienza energetica sia per quanto riguarda il costo, oggi la penetrazione di questa tecnologia nel mercato globale si attesta appena intorno al 40%.
Ma si tratta di un mercato in rapida crescita, tanto che secondo le previsioni si dovrebbe superare la soglia del 60% entro la fine del 2020.

Al di là della specifica tecnologia utilizzata per generare la luce, oggi il sistema di illuminazione pubblica non coincide più con il solo insieme dei punti luce. La concezione stessa del lampione sta evolvendo, al punto che i corpi illuminanti stanno diventando oggetti urbani smart capaci di collegarsi alla rete cittadina e di comunicare con altri dispositivi distribuiti.

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Un caso emblematico di queste soluzioni d’avanguardia è rappresentato da Aec illuminazione, azienda toscana specializzata nel settore dell’illuminazione pubblica, che racconta attraverso un video come i sistemi di illuminazione urbana siano evoluti dagli albori delle civiltà umane fino ai giorni nostri. La mission di Aec è contribuire a rendere smart le nostre città: un obiettivo che si concretizza attraverso progetti realizzati a Milano e Torino in Italia, ma anche all’estero in città come Berlino, Oslo e Copenhagen.

I corpi illuminanti smart sviluppati da Aec sono progettati per essere il fulcro della gestione hi-tech di una città. Comunicando con automobili (magari a guida autonoma), bus, smartphone e altri servizi e dispositivi cittadini, i lampioni possono svolgere una molteplicità di funzioni. Dalle applicazioni per la sicurezza pubblica si arriva fino al monitoraggio del traffico, includendo anche funzioni come la deviazione dei flussi di veicoli verso percorsi meno congestionati e la gestione dei parcheggi.

Oltre a mantenere il controllo dell’illuminazione urbana – regolata con sistemi intelligenti che garantiscano l’efficienza energetica – la rete di corpi illuminanti potrebbe coincidere con le stazioni che offrono la copertura wifi, oppure fungere da infrastruttura di raccolta dati per la gestione dei sistemi di irrigazione o anche per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Insomma, oltre a un’illuminazione hi-tech spinta fino all’attuale frontiera dello sviluppo ingegneristico, la rete di lampioni del futuro si candida a essere molto più che una semplice collezione di fonti di luce e a inserirsi a pieno titolo all’interno delle reti urbane basate sulla Internet of things.