Batterie usate, dalle e-car ai grandi impianti fotovoltaici

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By Gereon Meyer – Own work, CC BY-SA 4.0, Link

 

Il progressivo aumento dei veicoli elettrici al livello mondiale porterà tra le prime conseguenze un’ondata di batterie usate.

Un‘enorme quantità di dispositivi d’accumulo le cui prestazioni non sono più sufficienti a garantire autonomia e accelerazioni affidabili ai mezzi. Nonostante ciò, la loro fine vita è ancora lontana e il riciclo potrebbe quindi non esser la migliore opzione. A dimostrarlo è oggi un nuovo studio del MIT secondo cui l’opzione di recupero potrebbe svolgere per oltre un decennio un ruolo importante nello storage di rete.

La ricerca, pubblicato sulla rivista Applied Energy (testo in inglese), ha valutato le potenzialità delle batterie usate delle e-car in un ipotetico impianto fotovoltaico allacciato alle rete californiana. Nel dettaglio, gli scienziati hanno elaborato 3 differenti scenari economici: la realizzazione di una centrale solare da 2,5 MW; la realizzazione della stessa centrale ma integrando un sistema di nuove batterie al litio; la costruzione dell’impianto integrando batterie recuperate, con una capacità all’80% rispetto a quella originale.

Il risultato? Un sistema basato su batterie usate potrebbe essere un buon investimento, purché queste ultime costino meno del 60% del loro prezzo originale.

Il lavoro potrebbe sembrare semplice, ma modellare lo studio su scala utility non lo è affatto. “Ci sono molti problemi a livello tecnico”, spiega il ricercatore Ian Mathews. “Come selezionare le batterie delle auto per assicurarci che siano abbastanza buone per essere riutilizzate? Come metterle insieme quando provenienti da macchine diverse per garantire che funzionino bene?”

Molte domande riguardano prettamente il lato economico. “Siamo sicuri che queste batterie abbiano ancora un valore sufficiente per giustificare il costo di prenderle dalle auto, stoccarle, controllarle e riconfezionarle in una nuova applicazione?” O ancora, quanto a lungo possono funzionare utilmente nella loro seconda vita?

La nuova ricerca è riuscita a dare una risposta a tutti questi interrogativi.

Il team ha utilizzato un modello semiempirico di degradazione della batteria, realizzato utilizzando dati misurati, per prevedere la perdita della capacità in diverse condizioni operative. Ha così scoperto che le batterie al litio potevano raggiungere la massima durata e valore operando in cicli di carica e scarica relativamente “delicati”: mai oltre il 65% della carica completa o sotto il 15%.

Ovviamente l’economia reale di un progetto potrebbe variare ampiamente a seconda di fattori specifici come, ad esempio, le normative locali. Nonostante ciò il case study sulla California vuole essere un primo grande esempio su cui ragionare. “Molti stati stanno davvero iniziando a capire i vantaggi che l’accumulo può offrire”, afferma Mathews. “E questo dimostra solo che dovrebbero avere un bonus che in qualche modo incorpori le batterie usate nelle loro normative”.

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