Cina: la neutralità climatica entra nell’agenda di Pechino

Neutralità climatica
Credits: JLB1988 da Pixabay

Con lo spauracchio della carbon border tax, la Cina apre le porte alla neutralità climatica

(Rinnovabili.it) – La Cina accetta di includere la neutralità climatica nella sua politica per il clima al 2050. E di rivedere anche la data in cui pianifica di raggiungere il suo picco di emissioni. Lo ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Wenbin durante una conferenza stampa martedì 15 settembre. L’incontro con i media seguiva il vertice Cina – Germania – UE del giorno prima, in cui sono stati discussi tutti i principali dossier, incluso quello delle politiche climatiche.

“I cambiamenti climatici sono una sfida per tutti noi”, ha dichiarato Wenbin, proseguendo la sintesi dei punti salienti emersi dal vertice, “in quanto maggiore paese in via di sviluppo, la Cina ha implementato attivamente una strategia e delle politiche nazionali sul climate change. La Cina vuole contribuire di più e stiamo considerando e studiando una visione a lungo termine, per la metà del secolo, per i cambiamenti climatici, che include temi come il picco delle emissioni di CO2 e la neutralità climatica.

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Il linguaggio diplomatico, come da tradizione, è felpato. Ma nasconde una svolta potenzialmente rilevante. Perché la neutralità climatica e il picco di emissioni sono i temi su cui l’Unione Europea negli ultimi mesi ha provato a ingaggiare di più il gigante asiatico. Ingaggio che è stato accompagnato dalla minaccia di introdurre la carbon border tax, cioè dazi sui prodotti cinesi in entrata sul mercato europeo.

Bruxelles con il Green Deal si è posta obiettivi climatici più ambiziosi. Mercoledì 16, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha ufficializzato la soglia del taglio del 55% di emissioni a metà del secolo. Ma i prodotti cinesi potrebbero essere avvantaggiati rispetto a quelli delle imprese europee se le aziende del Dragone non dovranno sostenere costi analoghi. Da qui la richiesta dell’UE: la Cina deve anticipare il picco di emissioni dal 2030 ad almeno il 2025, e diventare clima neutrale non oltre il 2060.

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Finora Pechino aveva fatto orecchie da mercante. Ma lo spauracchio della carbon border tax sembra aver funzionato. Così come il principio del “reach out”, del dialogo a oltranza, posto da Von der Leyen come pilastro dell’azione esterna dell’Unione. Pechino non si è ancora spinta fino a indicare date certe per le sue nuove politiche ambientali, né ha commentato pubblicamente i “consigli” di Bruxelles. Ma di questi punti si potrà discutere nel nuovo formato di dialogo strategico bilaterale sul clima, il China-EU High Level Environment and Climate Dialogue annunciato come uno dei risultati del meeting di lunedì.

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