Coste sabbiose: i drammatici effetti del cambiamento climatico

Entro il 2100, circa la metà delle coste sabbiose globali potrebbe essere spazzata via.

 

(Rinnovabili.it) – Secondo una ricerca condotta dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europa, metà delle spiagge sabbiose del mondo potrebbe essere spazzata via entro la fine del secolo a causa dell’innalzamento del livello del mare.

Nello specifico, Australia, Canada, Cile, Messico, Cina e Stati Uniti saranno i paesi più colpiti dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’aumentare di eventi meteorologici estremi in grado di erodere le coste di sabbia, che oggi rappresentano oltre 1/3 delle aree costiere nel mondo.

 

Il fenomeno si abbatterà soprattutto nelle aree densamente popolate e turistiche che “hanno le spiagge sabbiose come principale punto di forza”, ha dichiarato a Reutersl’oceanografo Michalis Vousdoukas del JRC di Ispra (Italia), autore dello studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change. A parte l’evidente valore economico legato al turismo, le coste sabbiose svolgono un ruolo ambientale vitale. Le dune di sabbia, infatti, sono un habitat molto importante a supporto di una vasta gamma di specie e, in più, proteggono la costa dagli effetti delle tempeste. Questo significa che, senza coste sabbiose, anche gli altri ambienti più interni possono essere influenzati dagli effetti delle onde e dall’intrusione di acqua salata.

 

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L’aumento del livello globale del mare è un fenomeno che ha visto una notevole accelerata negli ultimi decenni, dovuta soprattutto sia all’espansione termica dell’acqua, che si espande man mano che si riscalda, sia allo scioglimento del ghiaccio terrestre e delle calotte glaciali. I ricercatori di Ispra hanno analizzato le immagini satellitari che mostrano i cambiamenti del litorale negli ultimi tre decenni e hanno applicato le tendenze emerse a due scenari futuri di cambiamento climatico: uno che prevede una moderata mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra; l’altro che prevede, invece, un aumento delle emissioni.

 

In questo modo, il JRC ha previsto entro il 2050 perdite dal 13,6% al 15,2% delle spiagge globali, pari a 36.097-40.511 km di coste sabbiose perdute. Entro il 2100, hanno previsto perdite dal 35,7% al 49,5%, corrispondenti a 95.061-131.745 km. In questi scenari, l’Australia sarebbe il paese che in assoluto perde più litorale sabbioso, con un totale di 14.849 km di coste che potrebbero scomparire entro il 2100. Si tratta di circa la metà del suo attuale litorale sabbioso totale. Il Canada sarebbe al secondo posto, con perdite previste di 14.425 km, seguito dal Cile (6.659 km), dal Messico (5.488 km), dalla Cina (5.440 km), dagli Stati Uniti (5.530 km), dalla Russia (4.762 km) e dalla Argentina (3.739 km).

 

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