Moda sostenibile: consumatori sempre più attenti

Aziende dovranno orientarsi sempre più verso una moda sostenibile e pensare ad alternative più pulite

L’occhio dei consumatori sta diventando sempre più vigile e critico anche per quanto riguarda l’abbigliamento e non sono pochi gli appelli rivolti al settore affinché si rivolga a una moda sostenibile.

Secondo il sondaggio condotto da Ipsos MORI per conto di Changing Markets Foundation e Clean Clothes Campaign, la maggioranza degli italiani ritiene che i brand dell’abbigliamento, un settore che al 2020 avrà un valore di mercato pari a 42 miliardi di dollari, debbano farsi carico dell’impatto delle loro filiere. Per l’82% del campione, infatti, i marchi dovrebbero fornire informazioni su quanto fatto in materia di obblighi assunti e misure adottate per ridurre l’inquinamento; soltanto 2 intervistati su 10 ritiene che i consumatori siano adeguatamente informati sugli impatti che queste filiere hanno su ambiente e popolazione. Non solo: 2 italiani su 3 (64%) non sono disposti ad acquistare capi d’abbigliamento la cui produzione è associata all’inquinamento e addirittura per il 72% degli italiani i brand, grandi e piccoli che siano, dovrebbero garantire che la loro produzione e distribuzione avvenga in modo sostenibile, oltre a garantire condizioni di lavoro dignitose per i dipendenti.

 

Nel mirino dei consumatori sono finiti anche i brand dell’alta moda, le cui produzioni, come svelato da Clean Clothes Campaign, sono tutt’altro che sostenibili: da quanto emerso dal sondaggio, i marchi di lusso non sono considerati migliori dei marchi più economici. C’è poi la questione viscosa, una fibra vegetale che sta diventando un’alternativa diffusa a cotone e filati sintetici, ma la cui produzione è veramente insostenibile: le sostanze tossiche necessarie per produrla hanno effetti documentati nocivi sull’ambiente e la salute delle persone. Sono stati più di 300.000 i firmatari di una petizione lanciata da WeMove per chiedere un maggiore impegno nella produzione di viscosa pulita. 

Per Urska Trunk della Changing Markets Foundation, il sondaggio è l’indagine di mercato più approfondita mai realizzata sulla percezione da parte dei consumatori degli standard ambientali e lavorativi nell’industria dell’abbigliamento. “I risultati dell’indagine – ha commentato la Trunk –puntano tutti verso un netto cambiamento di mentalità da parte dei consumatori i quali chiedono una maggiore assunzione di responsabilità da parte dell’industria e più informazioni”. A questo punto la palla passa all’industria della moda: le aziende dovranno pensare ad alternative più pulite per soddisfare le aspettative di consumatori sempre più attenti ed esigenti. “Abbiamo bisogno della massima trasparenza – ha aggiunto al Trunk – e di uno spostamento verso un modello produttivo che non distrugga la vita delle persone e gli ecosistemi”.

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