Questi tempi bui, quei secoli luminosi

Questi tempi bui

A proposito di luce e sicurezza, ecco un articolo di Piero Bianucci, pubblicato su La Stampa del 24 aprile scorso:

Questi tempi bui, quei secoli luminosi

Ne riportiamo un estratto, l’intero articolo si può leggere sul sito web de La Stampa.

Torino e Milano valutano se spegnere vetrine e monumenti in segno di solidarietà con l’Ucraina e per risparmiare sul gas russo. I negozianti si oppongono in nome della sicurezza pubblica. Ma molti studi dimostrano che l’illuminazione è una variabile indipendente dalla criminalità e anche dagli incidenti d’auto.

Lo storico Seb Falk contro la presunta “oscurità” culturale del medioevo.

La Lega di Salvini è convinta che ogni lumen in più sia un voto guadagnato e gli altri partiti non osano opporsi al dogma “più luce uguale più sicurezza”.

Risultato: le stelle sono scomparse dal cielo delle città, le risse nei quartieri della “movida” sono in aumento (alla luce si litiga meglio) e l’ecosistema ne soffre perché animali, piante e, non ultima, umanità hanno fisiologicamente bisogno della notte.

Per farsi una opinione che non sia da Bar Sport, i cittadini, e prima ancora i sindaci, dovrebbero leggere il libro di Luca Invernizzi “Illuminazione pubblica e criminalità” (Editoriale Delfino, 290 pagine, 25 euro).

Molto istruttiva è la parte centrale del saggio, che riguarda la progettazione delle luci notturne nelle aree urbane e sub-urbane e gli affari oscuri che si fanno intorno a queste luci.

Ma ancora più interessante perché controintuitiva è la conclusione a cui porta tutto il lavoro di Invernizzi: nella lotta alla criminalità, piaccia o no alla Lega, l’illuminazione pubblica è una variabile indipendente.

Questi tempi bui

L’Europa di notte nel 1992 e nel 2010. Fonte: NGDC/DMSP/ESA

 

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