Si scalda la Siberia e gli incendi artici 2020 superano quelli del 2019

temperature record
Снимка на Gerd Altmann от Pixabay

 

Temperature sopra la media, persistenti variazioni nelle massime e nelle minime e incendi artici sempre più frequenti: l’estremo nord del pianeta continua a fumare. A rivelarlo sono i costanti monitoraggi di Copernicus, il programma di osservazione terrestre dell’Unione Europea.

Secondo i dati pubblicati da Copernicus Climate Change Service a livello globale, giugno 2020 ha registrato temperature molto simili a quelle del 2019, uno dei mesi record per i trend climatici. L’Europa ha registrato temperature ben al di sopra della media a nord ma più basse al sud. in compenso la regione artica e, in particolare, la Siberia, hanno suonato più di un campanello di allarme. 

In base alle analisi effettuate dal programma europeo, la temperatura media di tutto il territorio nella Siberia artica è stata di oltre 5 gradi al di sopra della norma (con punte che hanno sfiorato i 10 in alcune località) e di oltre un grado superiore alla temperatura del periodo dal 2018 al 2019.

Lo scorso 20 giugno, giusto per fare un esempio, il C3S ha registrato nella Siberia occidentale una temperatura oraria massima di 37 °C, superando così di 1 – 2 gradi il “record artico” verificatosi nel 1969 (in Alaska) e nel 1973 (nella Siberia orientale). 

“Trovare ciò che ha causato queste temperature record non è uno sforzo diretto in quanto vi sono molti fattori che contribuiscono a interagire tra loro. La Siberia e il circolo polare artico in generale – ha spiegato il direttore di Copernicus Climate Change Service Carlo Buontemporegistrano grandi fluttuazioni di anno in anno e in precedenza hanno già sperimentato altri mesi di giugno relativamente caldi. Ciò che è preoccupante è che l’Artico si sta riscaldando più velocemente del resto del mondo. La Siberia occidentale ha sperimentato temperature più calde della media durante l’inverno e l’insolita primavera”. E anche quelle di giugno 2020 sono motivo di preoccupazione.

Unitamente alla scarsa copertura nevosa, l’umidità superficiale inferiore alla media è stata un fattore che ha contribuito all’aumento dell’attività degli incendiartici, concentrati principalmente nell’estremo nord-est della Siberia. Gli scienziati di Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) hanno monitorato i roghi dall’inizio della stagione boreale fino all’inizio di maggio. Il numero e l’intensità degli incendi nella Repubblica di Sakha e nell’Oblast autonomo di Chukotka, e in misura minore in parti dell’Alaska e dei territori dello Yukon, sono aumentati dalla seconda settimana di giugno e hanno portato alle emissioni stimate più elevate negli ultimi 18 anni. Per giugno, sono state rilasciate nell’atmosfera un totale di 59 megatonnellate di CO2, 6 in più rispetto a quelle rilasciate nel giugno 2019. 

Ciò che è straordinario di questi incendi in Siberia – ha detto Mark Parrington, CAMS Senior Scientist ed esperto di incendi presso ECMWF – è la sorprendente somiglianza con ciò che abbiamo visto nello stesso periodo dello scorso anno sia in termini di area colpita che di dimensioni degli incendi. L’anno scorso è stata di gran lunga un’estate insolita e da record per gli incendi nel circolo polare artico nel nostro Global Fire Assimilation System dataset, che risale al 2003. Quest’anno si è evoluto in modo molto simile e se continua a progredire come l’ultimo anno, potremmo vedere un’intensa attività nelle prossime settimane”.

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