BRESCIA CAPITALE ITALIANA DELLA LUCE

Da alcuni giorni e fino al 17 febbraio, Brescia ospita per il secondo anno consecutivo Cidneon – Festival Internazionale delle Luci, che rientra nel circuito di ILO (International Light Festival Organisation), rete mondiale dei più importanti festival di luci con quelli di Gent, Rio de Janeiro, Montreal, Helsinki, Lione, Essen, Gerusalemme, Riga, Città del Messico, Wellington, Eindhoven, Torun, Cascais, Durham, Praga, Singapore e Losanna.

di Cristina Ferrari

La manifestazione si svolge nella suggestiva cornice del Castello della città, che sorge sul colle Cidneo, fortificato a partire dall’epoca romana. Il castello attuale è stato edificato dal XIV secolo, poi ampliato fino alla dominazione austriaca, durante la quale divenne fortezza e prigione, per perdere la sua importanza strategico-militare dopo la seconda guerra d’indipendenza.

Il tema di questa seconda edizione, “Natura e Architettura”, trova nel Castello di Brescia il contesto ideale per il confronto tra natura e spazi artificiali, l’una la diretta conseguenza dell’altra, come risultato della capacità dell’uomo di valorizzare ciò che già esiste, e comprende 19 installazioni luminose, a opera di artisti internazionali (da Finlandia, Olanda, Portogallo, Polonia, Germania e Canada) e italiani, che compongono un itinerario di circa 2 km in un percorso emozionante e originale.
Il progetto è promosso dal Comitato Amici del Cidneo ONLUS con la direzione artistica dell’Associazione Cieli Vibranti, organizzato da UP! Strategy to action con la supervisione di Robbert Ten Caten, segretario di ILO. Il Festival annovera tra i suoi partner l’Università degli Studi di Brescia, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la LABA (Libera Accademia di Belle Arti) e l’Accademia S. Giulia.

Cidneon
Il percorso che porta al ponte levatoio e alla Torre dei Prigionieri, illuminati dalla luce verde dell’installazione “Riappropriazione” del LABA, fari monocromatici che, con giochi di luce, simboleggiano il ciclo di riconquista e riappropriazione della natura sull’architettura

Il percorso si snoda sulle mura, nei tunnel e nei giardini del castello quasi sempre al buio, rischiarato solo dalla luce delle installazioni, accompagnate da effetti sonori e musica: mura colorate di bianco e blu (colori della bandiera di Brescia), stoffe illuminate da lampade ultraviolette a creare colori “irreali”, geometrie tra gli alberi, tinte con vernici fotoluminescenti che rilasciano la luce catturata durante il giorno in forma di ali di farfalle;  colonne e una “nuvola” di lampadine esauste che rifrangono la luce di faretti posti al loro interno, natura accesa di verde o alberi attraversati dal volo di “lucciole” o che si rivolgono al pubblico proponendo di scegliere differenti show luminosi. O ancora, una bocca che si apre nelle mura e racconta luoghi e avvenimenti della città, nuvole di cotone illuminate all’interno da fari che mutano colore a seconda della musica seguendo uno schema sia luminoso che sonoro, ma anche una semplice ma importante installazione, opera dei bambini delle scuole della città che, da steli di plastica con una lampadina di luce bianca, hanno modellato farfalle con ali di materiali di riciclo.

Cidneon
“Colonne Sonore” allestite dal LABA nel Cortile del Mastio, composte da 1.200 lampadine da smaltire, che rifrangono la luce bianca di faretti posti al loro interno. L’allestimento si completa con i brani musicali di Antonio Bazzini, di cui si celebrano i 200 anni dalla nascita

Già dal portale  (studio di design olandese Afterlight) si evidenzia il tema del festival: l’ingresso monumentale è illuminato da una combinazione di videomapping e giochi di luce che mette in scena il confronto tra spazi naturali e architettonici con l’utilizzo di 2 videoproiettori da 25.000 ansi lumen e 20 fari a testa mobile; il portale “sboccia” in fiori colorati, per diventare poi un bosco, seguito da varie architetture, mentre fari colorati proiettano fasci di luce in cielo e disegnano figure geometriche sulle mura.
Un particolare omaggio è riservato alla Pinacoteca Tosio Martinengo con due installazioni ispirate a due capolavori in essa conservati. L’opera di Davide Corioni e Lorenzo PompeiIl drago del castellonel piazzale della Locomotiva, rappresenta il quattrocentesco quadro di San Giorgio e il drago di autore ignoto. Una proiezione in 3D su schermo ad acqua crea uno show luminoso che inizia con una tempesta di fulmini da cui s’innalza un maestoso drago.
La seconda, Ecce Homo di Scena Urbana, è invece dedicata al capolavoro di Alessandro Bonvicino detto il MorettoCristo e l’Angelo(1550). Un videomapping show (realizzato con un proiettore da 15.000 ansi lumen) sulle mura della Torre dei Francesi, attraverso l’animazione di 3D, fa aprire a poco a poco la torre stessa: le mura sembrano crollare e formare una “finestra” da cui si affaccia il viso di Cristo, per poi ricomporsi e ricrollare più volte rivelandone l’intera figura che “danza” al ritmo della musica di Paolo Gorini, per poi concludersi con la visione del quadro stesso.

Cidneon
Le colonne di “Acordaos, Coro di Luce” (Stefano Mazzanti) che si accendono e si spengono nella Fossa dei Martiri sulle note del brano Acordaos (Ricordiamo) di Giancarlo Facchinetti, illuminandosi con varie sfumature di rosso, bianco e giallo
Cidneon
Le geometrie dello “Spettro Luminoso” di Joachim Slugocki: nastri di tessuti che s’intrecciano tra gli alberi del giardino della Torre Mirabella, illuminati da lampade ultraviolette a creare colori fosforescenti, quasi “irreali”

Interattiva è A Misura d’uomo dell’atelier portoghese Ocubo: il pubblico entra in un quadrato di luce davanti alla Torre Mirabella mentre una videocamera ne intercetta il movimento e i colori dei vestiti e un sagomature teatrale, tramite schemi predefiniti modificati in tempo reale da un computer, traduce gesti, movimenti e colori in azulejos (piastrelle) che vengono proiettati sul muro della torre stessa.
Un omaggio alle vittime della città è Acordaos, Coro di Luce di Stefano Mazzanti: colonne luminose di resina plastica, illuminate all’interno da fari RGV, si accendono e si spengono nella Fossa dei Martiri, luogo in cui avvenivano le esecuzioni dei patrioti, sulle note del brano Acordaos (Ricordiamo) di Giancarlo Facchinetti, composto dopo la strage di Piazza della Loggia (1974). Alcune colonne, separate dalle altre, s’illuminano solo di rosso, come il sangue versato dalle vittime della strage, mentre le rimanenti brillano sia di luce rossa che di sfumature di bianco e giallo.
Nel Tunnel della Fossa Viscontea del collettivo artistico multimediale AreaOdeon, invece, il pubblico entra in una galleria formata da 14 raggi laser rossi controllati da un software appositamente programmato che lavora sulla percezione dello spazio: luce e audio si uniscono e si muovono creando geometrie impossibili che descrivono le superfici.

Un Festival internazionale delle Luci, quello di Brescia, alla sua seconda edizione, che si confronta meritatamente con festival importati di altre città del mondo, perché ben curato sul piano organizzativo e della ricerca artistica della luce, quest’ultima con lievissimi eccessi, in cui natura e architettura, storia e creatività s’incontrano e dialogano tra loro.

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