Milano. Decorativo custom made per il bistrot “Carlo & Camilla in Duomo”

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Milano. Bistrot “Carlo & Camilla in Duomo” (courtesy photo: Venini)

Nell’ambito dell’attento progetto di Interior Design realizzato dal designer Gio Tirotto per lo chef Carlo Cracco per il bistrot “Carlo & Camilla in Duomo” la luce occupa un ruolo di rilievo nel porre in evidenza le texture e i colori scuri degli spazi del locale.

La rilettura del format storico del bistrot, inaugurato la prima volta a Milano 18 anni fa in via Victor Hugo negli spazi del ristorante, pone infatti l’accento sulla qualità materica e insieme esclusiva degli arredi, e l’illuminazione con soluzioni custom made di Veniniaccompagna sia sul piano visivo che su quello emozionale l’esperienza dell’ospite.
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Milano. Bistrot “Carlo & Camilla in Duomo” (courtesy photo: Venini)
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Milano. Bistrot “Carlo & Camilla in Duomo” . Dettaglio con una delle lampade a plafone (riedizione custom made progetto ‘Triedri’) (courtesy photo: Venini)

Nel nuovo spazio si è fatto ricorso ad una soluzione che è la riedizione e reinterpretazione di una serie ‘storica’ del brand, il progetto ‘Triedri’, ideato dalla vetreria artistica tra il 1958 e il 1960. La precisa emissione luminosa di queste lampade legge in modo armonico gli ambienti architettonici del bistrot, declinata attraverso le configurazioni dello chandelier custom made, delle lampade parete e delle plafoniere.
La particolarità costruttiva degli elementi di vetro soffiati e lavorati a mano che definiscono queste lampade è nella loro configurazione strutturale a moduli affiancati, che garantisce la stessa proprietà di trasmissione della luce e la stessa qualità e tonalità di luce diffusa in tutto il corpo della lampada.

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Milano. Bistrot “Carlo & Camilla in Duomo” . A sinistra, una delle lampade da terra ‘Ratrih’ – design: Ettore Sottsass, 1994, per Venini) (courtesy photo: Venini)

Negli ambienti del locale sono inoltre presenti alcune altre famose creazioni di Venini, come la riedizione della lampada da terra ‘Ratrih’ (disegnata da Ettore Sottsass nel 1994), nella quale il linguaggio del grande designer suggerisce un gioco di contrasti cromatici e
geometrici estremamente coerente con il nel progetto di Interior Design del locale.

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