La tassonomia verde UE la spunta per 50 voti

Tassonomia verde: batosta per il fronte del no, Strasburgo dà l’ok

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Per 50 voti fallisce il tentativo di blitz contro la tassonomia verdeche include gas e nucleare. Il fronte del no non è riuscito a tessere una maggioranza abbastanza ampia e trasversale per bloccare l’ok dell’Europarlamento al secondo atto delegato, proposto a inizio anno dalla Commissione.

Il risultato del voto

Strasburgo, nella plenaria del 6 luglio, ha bocciato con 328 voti la mozione che chiedeva di stracciare la lista degli investimenti considerati sostenibili dall’UE. Sono solo 278 gli eurodeputati che hanno votato per stralciare gas e atomo dalla tassonomia verde, e 33 gli astenuti. Il risultato del voto conferma le previsioni della vigilia: il pallottoliere europeo segnalava un distacco di circa 60 voti.

Contro gas e atomo hanno votato in modo (quasi) compatto i gruppi Left e Verdi. Qualche defezione in più tra i social-democratici, mentre pochi tra Renew e i popolari hanno detto no a questa tassonomia verde. Al termine della votazione, alcuni attivisti in piccionaia hanno formato la scritta “Betrayal”, tradimento, con le loro maglie.

Che cos’è la tassonomia verde

La tassonomia verde è un provvedimento chiave per decidere il futuro energetico dell’Europa. Si tratta di una lista di fonti di energia che l’UE decide di considerare sostenibili, e quindi di incentivare. L’etichetta di fonte “verde” attira più investimenti, pubblici ma soprattutto privati. Ovviamente, siccome le risorse di capitale non sono infinite, dare modo agli investitori di scommettere anche su gas e nucleare significa ridurre le risorse a disposizione per le rinnovabili.

Per i critici, è una mossa che rallenterà la transizione energetica e incatenerà l’Europa a più emissioni nei prossimi decenni – nel caso del gas – e ad affidarsi a una tecnologia, come quella nucleare, che ha delle criticità sui tempi di realizzazione e può averne sulla gestione delle scorie. Per il fronte del no che andava da Left al Ppe, promuovere il gas aveva poco senso prima dell’invasione russa dell’Ucraina e ne ha ancora meno dopo lo scoppio della guerra.

Le reazioni al voto

Nei giorni scorsi alcuni tra i massimi funzionari UE avevano provato a rassicurare i contrari a gas e nucleare in tassonomia verde. “Io credo che gli investimenti andranno comunque sulle rinnovabili per i costi del gas e perché il nucleare è sempre più caro da realizzare”, aveva detto Frans Timmermans, vice-presidente della Commissione. “A mio avviso il calcolo e la ragione dovrebbero farci scegliere le rinnovabili, ma le decisioni non sono sempre razionali”.

“Per me è meglio avere regole chiare, una chiara condizionalità sugli investimenti privati nel gas e nel nucleare per garantire che ci muoviamo verso le nostre ambizioni condivise di zero netto” la dichiarazione della commissaria per i servizi finanziari Mairead McGuinness durante il dibattito a Strasburgo ieri. “Non ci sarà greenwashing”, ha poi promesso, “ma sarà chiarissimo per gli investitori quali investimenti sono contenuti nei prodotti finanziari”.

“Oggi è un giorno buio per il clima e la transizione energetica” è il commento amaro di Bas Eickhout dei Verdi. “Stiamo inviando un segnale disastroso agli investitori e al resto del mondo: l’UE riconosce ora il gas fossile e il nucleare come investimenti sostenibili. Spianando la strada a questo atto delegato, l’UE avrà condizioni inaffidabili e “greenwashed” per gli investimenti verdi nel settore energetico”.

“Il voto di oggi è una dolorosa e vergognosa battuta d’arresto per l’Europa come leader globale nella lotta al cambiamento climatico” accusa Paul Tang di S&D. “Approvando i piani della Commissione per definire il gas e il nucleare come sostenibili, l’UE sta istituzionalizzando il greenwashing su una scala senza precedenti. Da leader climatico, l’Europa rischia di diventare un ritardatario climatico, visto che nemmeno la tassonomia russa etichetta il gas come sostenibile. Il progetto non scientifico dell’Europa non deve essere un invito per i Paesi del mondo a ridurre le proprie ambizioni climatiche”.

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