Stallo in Europa sulla riduzione dello spreco alimentare

spreco alimentare

Muro degli stati membri sulle proposte per ridurre lo spreco alimentare.

Regna l’ennesimo stallo in Europa, questa volta sulla spinosa questione della riduzione dello spreco alimentare.

I negoziati sull’economia circolare vedono contrapposto il Parlamento Europeo agli stati membri, che lunedì dovranno portare avanti i colloqui ma per il momento continuano a respingere la proposta di ridurre del 50% entro il 2030 la quota del cibo che finisce nella spazzatura.

Nel 2015, la Commissione europea ha promesso di sviluppare una metodologia comune per misurare lo spreco alimentare, nell’ambito del suo piano d’azione per l’economia circolare. L’impegno europeo a dimezzarli fa parte del tentativo di allinearsi con gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU due anni fa. A tal fine, l’esecutivo dell’UE ha commissionato una relazione che stima la quota di cibo ogni anno gettata via dai suoi cittadini. Le cifre sono impressionanti: ogni anno 88 milioni di tonnellate (173 kg pro capite) di alimenti diventano spazzatura. I punti della filiera in cui si concentrano i maggiori sprechi sono il consumo domestico e la trasformazione, che pesano sul totale per il 72%.

Per questo lo scorso giugno, il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che esorta la Commissione a elaborare una metodologia comune entro la fine del 2017 e a promuovere obiettivi vincolanti a livello UE per abbattere questi numeri. Ma la discussione tra gli organi dell’Unione è in fase di stallo: i documenti trapelati visti da Euractiv rivelano che il Consiglio dell’UE – composto dagli stati membri – ha ripetutamente respinto la proposta di Bruxelles di dimezzare gli sprechi alimentari nella catena di approvvigionamento entro il 2030, descrivendola come “non accettabile”. Stesso commento per la risoluzione del Parlamento. Strasburgo allora ha proposto un compromesso: limitare gli obiettivi vincolanti agli sprechi alimentari a livello familiare e al dettaglio, escludendo la potente industria di trasformazione.

Un’altra opzione sarebbe quella di fissare obiettivi dinamici: inizialmente, dunque, niente vincoli per gli stati membri, se non dopo il 2020, quando i paesi avranno raccolto dati sufficienti per sapere quanto cibo sprecano.

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